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giovedì 22 marzo 2018

PASQUA NEL MONDO - IL MÄMMI FINLANDESE SU MAG ABOUT FOOD

di Vittoria



Pasqua si avvicina, ormai mancano una manciata di giorni e ogni famiglia si prepara a festeggiare con i dolci tipici delle proprie tradizioni. 

Le tradizioni italiane, a parte le uova di cioccolato e le colombe onnipresenti, sono moltissime e conosciamo bene solo quelle tradizionali della nostra famiglia o della nostra zona. 

Ma nel mondo che dolci si preparano per festeggiare la Pasqua?

Ma voi conoscete 
Tsoureki, Mämmi, Pashacake, Pinca, Pashka Kuligh, Babka, Capitorada, Simnel cake, Hot cross buns, Mona de Pascua, Paçoca de amendoim, Kozunak, Hefezopf e Semla?

Oggi la nostra rivista mensile Mag about food su MTChallenge  vi porta in giro per il mondo a conoscerli. 

Io ho preparato per voi il Mämmi, dolce tradizionale finlandese. La ricetta la trovate su MTChallenge.

Qui vi racconto qualcosa di questo dolce molto molto particolare che ha un sapore unico, veramente notevole, a me è piaciuto molto e l'abbinamento con la panna liquida è fantastico.
L'aspetto non è accattivante, potete immaginare come lo chiamano i bambini! Ma non fatevi influenzare, vale la pena di assaggiarlo.

Il mämmi (in svedese memma) è un dolce tradizionale finlandese preparato e consumato a Pasqua.
Il mämmi è un dolce a base di acqua, farina di segale e malto di segale in polvere, condito con melassa scura, sale e buccia d'arancia secca in polvere. Poi si lascia riposare la mistura, in un lento processo di addolcimento naturale, prima di essere cotto in forno fino al rassodamento. La preparazione richiede molte ore e dopo la cottura in forno il mämmi viene conservato in frigo per 3-4 giorni prima di essere servito[1]. Tradizionalmente il mämmi veniva conservato in piccole ciotole fatte di corteccia di betulla, chiamate tuokkonen. Oggi l'inscatolamento del mämmi in Finlandia prevede scatole di cartone stampate che simulano la corteccia di betulla. 
Di solito il mämmi si mangia freddo con panna e zucchero, salsa alla vaniglia o gelato alla vaniglia. Si mangia anche spalmato su una fetta di pane.
Il mämmi è stato menzionato la prima volta nel XVI secolo, in una dissertazione in latino. Si dice che il mämmi si mangi nella regione sud-occidentale della Finlandia sin dal XIII secolo, quando la Finlandia era una parte della Svezia romano-cattolica. Si dice anche che le sue origini risalgano alla Germania medioevale e che si sia diffuso nel nord con il Cattolicesimo, e che sia caduto in disuso in Germania e rimasto solo in Finlandia.
In origine il mämmi si mangiava durante la Quaresima. Le sue proprietà lassative erano associate alla purificazione. Poiché il piatto si può conservare per molti giorni, è anche un cibo adatto al Venerdì Santo, quando per tradizione religiosa non si poteva cucinare. Oggi il mämmi è considerato una specialità tradizionale di Pasqua.

Il mämmi moderno viene prodotto in quantità industriali. In Finlandia si vende già pronto nei negozi di generi alimentari in ogni periodo dell'anno. Fonte Wikipedia

Molto interessante la lavorazione di questo dolce  che prevede un lungo riposo dell'impasto di farina di acqua, farina di segale e malto di segale in polvere, a temperatura di circa 60 gradi, durante il quale avviene la trasformazione degli amidi della farina in zuccheri da parte delle amilasi, enzimi presenti nel malto in polvere, in un processo detto diastasi.
Il malto di segale in polvere in Italia, o almeno qui a Genova, è introvabile, ma è sostituibile con il malto di orzo in polvere che si trova abbastanza facilmente e produce ugualmente la diastasi.
QUI potete trovare spiegazioni dettagliate 

QUI potete seguire la lavorazione in un video anche se il procedimento è più lungo di quello seguito da me. Ottimi i suggerimenti di mantenere la temperatura di fermentazione utilizzando il forno e di utilizzare la carta da forno nel tegame (non si stacca più dai bordi!)





Infine se volete farvi due risate guardate questo video dove Gordon Ramsey assaggia varie specialità finlandesi e infine....... il Mämmi



Questa è la copertina di MAG about food di marzo. 

Qui sopra trovate indicate le rubriche e gli argomenti che vengono pubblicati su MTChallenge questo mese di marzo. 

Ogni giorno un articolo, una sorpresa, un'idea.  






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sabato 28 settembre 2013

I MIEI RAVIOLI DEL PLIN ALLA BEPPE

Di Vittoria


Dopo la lunga pausa estiva si riprende con la sfida mensile del MTChallenge.

Sono contentissima, mi mancava questo confronto quotidiano con tanti amici sparsi in giro per il mondo. Grazie di essere tornate operative!!!!!
La ricetta scelta da Elisa di Saporidielisa mi ha fatto felice. Grazie davvero!
Il mio cuore è in parte Piemontese, anzi Langarolo e i ravioli del plin hanno un posto speciale nell'elenco delle mie ricette preferite, se non nel mio dna.


Non ho mai visto mia nonna paterna in cucina, tantomeno ad impastare quindi non ho tradizione di famiglia, ma li ho mangiati moltissime volte, in varie versioni, anche ripieni di fonduta. Deliziosi, ma pesantucci eh!
Uno dei posti dove vado volentieri a mangiarli è a Bra, dove vivono due mie sorelle con le famiglie e dove vado spesso. E’ un ristorante antico e con solide basi di tradizione che ora con la nuova generazione si è parecchio modernizzato. E’ sempre un gran piacere andare da loro e mia sorella ha avuto da loro qualche suggerimento per rifare i loro deliziosi plin. Quale migliore occasione per provare?

E’ passato un po’ di tempo da quando ho assaggiato l’originale, quindi ora mi toccherà tornare la a degustarli per essere sicura di averli fatti bene.

Quindi per questa sfida vi propongo ancora una volta una ricetta legatissima alla tradizione, in una versione nata da anni di esperienza di un gran cuoco che ama la sua terra e i prodotti che offre.
Elisa vi racconta benissimo tutta la storia e tradizione dei plin nel suo bellissimo e appassionato post, andate a leggerlo, ve lo consiglio.



I MIEI RAVIOLI DEL PLIN ALLA BEPPE
per 4 persone

Per la pasta:
200 gr farina 00
2 uova medie
Sale
Fare la fontana tenendo da parte qualche cucchiaio di farina, rompere al centro le uova, aggiungere il sale e impastare velocemente aggiungendo la farina tenuta da parte se la pasta risulta troppo molle. Dividere in due o tre palline e fare riposare avvolto in pellicola per almeno un’ora.

Per l’arrosto di maiale:
1 kg di polpa di maiale per arrosto; capocollo o altro pezzo non troppo magro, la lonza è troppo asciutta. Ne serviranno 400 gr circa cotto, ma un arrosto piccolo verrà troppo asciutto.
1 cipolla
2 spicchi di aglio
1 rametto di rosmarino
2 foglie di salvia
600 gr circa di verdure miste fra porro, cuore di scarola, cavolo verza, bietole piccole solo il verde
2 cucchiai di olio
1 cucchiaio di burro
1 bicchiere di vino bianco secco non troppo acido
Sale e pepe
1/2 litro di brodo di carne; io ho usato il dado da brodo di carne che mi faccio ogni anno, trovate la ricetta QUI.

Lavare le verdure e ridurle a rondelle o striscette. Legare l’arrosto.
Scaldate bene una casseruola preferibilmente in ghisa pesante.
Mettete il pezzo di carne a rosolare da tutti i lati per sigillare i pori, poi salate e pepate, aggiungete olio e burro, tutte le verdure e aromi, il vino bianco. Fate evaporare l’alcol a fuoco vivo girando l’arrosto due volte, poi aggiungete un mestolo di brodo, coprite e cuocete a fuoco lento per circa 40 minuti, aggiungendo poco brodo se asciuga troppo.
Pungendo la carne deve ancora uscire liquido chiaro e le verdure devono essere morbide e non bruciacchiate. Fare raffreddare.

Per il ripieno:
400 gr di arrosto di maiale (il resto potete mangiarlo come secondo)
Lo stesso volume di verdure, quelle con cui ha cotto l’arrosto ben scolate dal sughetto e strizzate (togliere gli aromi e l’aglio)
100 gr di riso originario lessato in acqua e sale, molto cotto e ben asciutto.
1 uovo
50 gr di parmigiano grattugiato
Noce moscata

Tritare finemente carne, verdure e riso, aggiungere uovo e parmigiano, regolare di sale e pepe e aromatizzare con un poco di noce moscata.
Impastare bene per amalgamare tutto in maniera omogenea.
Deve risultare un impasto abbastanza asciutto per non bagnare la pasta dei plin, consistenza da tasca.

Mettere nella sac a poche senza becco o con becco liscio da 8 o 10 mm
In alternativa si possono fare i mucchietti di impasto con due cucchiaini da caffè.

Tirare la sfoglia molto sottile, a mano o con la macchinetta; io ho usato le trafile del Kenwood dalle quali ho ottenuto strisce alte circa 14-15 cm. Inumidire la sfoglia spennellando con acqua fredda.


Disporre sulla sfoglia due strisce di ripieno, ripiegare la sfoglia sul ripieno dai due lati verso il centro, con la rotella dentata dividere la sfoglia in due al centro e con le pollice e indice dare i pizzicotti, i “plin” formando i raviolini. 


Con la rotella dentata separare le parti sezionate ottenendo i “plin”.
Mano a mano che li fate metteteli su un telo pulito cosparso di semolino in modo che non si attacchino e teneteli coperti da un’altro telo pulitissimo.
Buttarli in acqua salata a bollore e cuocere al massimo due minuti.







Il condimento deve essere il più semplice possibile per non alterare o coprire il sapore di questi piccoli bocconcini. Il massimo che io mi permetterei è il sughetto dell’arrosto.
Va recuperato accuratamente dal fondo della casseruola raccogliendo bene tutti i succhi con un pochino di brodo (deglassatura). Fatelo poi restringere a fuoco vivo in una padella dove possano stare poi i plin, aggiungendo un pezzetto di burro fresco. Deve diventare leggermente sciropposo. Qualcuno aggiunge farina o maizena, ma io preferisco lasciarlo naturale, solo i succhi saporiti. In questo sughetto spadellate solo un attimo i plin appena scolati e servite immediatamente.

Io invece ho scelto di servirli in tre modi semplicissimi:

1- La prima versione è una purezza assoluta:

 

I ravioli del plin al fumo
I plin appena scolati adagiati in un tovagliolo pulitissimo (non deve avere odore di sapone o ammorbidente). Copriteli con il tovagliolo e serviteli immediatamente; aprendo il tovagliolo si sprigionerà una nuvola di aromi …il “fumo” appunto!!!! In questo modo il sapore del ripieno si gusta appieno, senza nessun filtro.










2- La seconda versione è molto particolare, tradizione contadina di una volta; da provare:

 

I ravioli del plin alla Barbera d’Alba
Una volta scolati disponeteli nelle fondine e versate sopra un pochino di barbera a temperatura ambiente o leggermente scaldato. Non devono affogare, basta qualche cucchiaio a testa.
Girarli delicatamente e servire subito.
Provare per credere, il matrimonio fra il ripieno saporito e il barbera è perfetto, almeno con questo barbera che è molto morbido, intenso, vellutato.








3- La terza versione è classicissima e se possibile non copre, ma completa ed esalta il sapore dei raviolini. A Gressoney ho avuto occasione di potermi procurare del freschissimo burro di montagna. Nulla a che vedere con il burro industriale, profumi di erbe, colore giallo oro, sapore dolce…..

 
I ravioli del plin al burro di montagna
Fondere il burro a fuoco dolce in un padellino senza assolutamente farlo friggere e versarlo sui plin già scolati. Girare delicatamente e servire.
Volendo si possono aggiungere al burro in fusione alcune foglie di salvia fresca.












Si possono anche surgelare:
se non si consumano subito surgelare distesi con abbondante farina e poi mettere nei sacchetti una volta duri. Si gettano nell'acqua surgelati, ma in una pentola moto grande in modo che l’acqua non perda il bollore; quando vengono a galla sono cotti in 2 minuti.


Questa ricetta partecipa al MTChallenge di Settembre





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lunedì 3 giugno 2013

Sbrisolona

In barba ai divieti, ma usando semplicemente il buonsenso, io e altre mamme siamo riuscite e far portare a scuola ai ragazzi dei dolci homemade!
Il pretesto e' arrivato studiando geografia. Oltre a studiare tutti le varie regione, ad ogni ragazzo era stata assegnata una regione in base alla provenienza dei genitori o nonni, con un'intervista da fare ai genitori/nonni per scoprire le usanze e le tradizioni di quella particolare regione. A turno poi i ragazzi esponevano ai compagni l'intervista fatta. Una delle domande riguardava i cibi tipici di questa regione e cosa funziona meglio che assaggiarli questi cibi tipici?
Certo, mica gli potevo dare gli ossibuchi a Samuele da portare a scuola... pero' un dolcino si!
E avevo gia' deciso che questo dolce sarebbe stato la Sbrisolona, poi ho visto il post di Simona e non poteva essere solo una coincidenza, era un chiaro segnale! La Sbrisolona mi stava chiamando, quindi acchiappata la sua ricetta mi son messa al lavoro!


Sbrisolona della Nonna Franca (di Simona dell’Albero della Carambola)

Ingredienti:
250 g di farina 00
150 g di farina gialla
200 g di mandorle con la pelle (più una decina per decorare)
180 g di zucchero integrale bio
180 g di burro morbido
2 tuorli
1 limone bio
2 cucchiai di zucchero a velo o semolato (per decorare)

Accendere il forno (180°). Tritare grossolanamente le mandorle in un mixer. Porre la farina 00 a fontana in una terrina molto capiente, aggiungere la farina gialla (setacciata), lo zucchero, le mandorle tritate, i tuorli e la scorza del limone grattugiata. Mescolare gli ingredienti e aggiungere il burro ammorbidito, lavorando brevemente l’impasto, che dovrà risultare granuloso (è questa la particolarità del dolce). Imburrare bene una tortiera (meglio se usa e getta) e far cadere l’impasto senza “legarlo” troppo. Completare con le mandorle intere. Infornare e far cuocere la sbrisolona per 45-50 minuti. Togliere dal forno e, una volta fredda, spolverizzarla con zucchero a velo o semolato.


Un dolce velocissimo da preparare! Io pero' una volta messe le briciole nello stampo le ho leggermente schiacciate con la mano per compattarle, giusto poco poco. Con queste dosi ho ricavato una bella torta grande e un paio di monoporzioni perche' dovevo testare la qualita' del prodotto prima di mandarlo a scuola.... ^___^ (cosa ci si inventa!!!hehehe).
Io avevo poche mandorle con la buccia e le ho tenute per decorare, per l'impasto ho usato quelle spellate.
E' semplicemente IRRESISTIBILE!!!!Grazie Simooooo!!!!

Buon iniio di settimana a tutti
Paola


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venerdì 3 giugno 2011

Un the, gli anicini e i Romanzo della Rosa.

Di Miriam.


Mia nonna era nata a Cagliari e di questo era molto orgogliosa.
La sua famiglia era poverissima e Angelina, bimba svelta e intelligente fu mandata a servire dalla Marchesa Pallavicini residente nella citta' del Castello. La Marchesa la prese a ben volere e le insegno' a leggere, scrivere e a comportarsi da signora.
Le signore bevono il the e leggono dei romanzi adatti alle giovinette. In particolare i romanzi di Delly.
Mia nonna decise che questa abitudine ben si addiceva alla sua nipotina e dall'età di nove anni mia nonna ogni giorno mi chiamava all'ora del thè e mentre si sorseggiava la calda bevanda e si mangiavano gli anicini preparati da mia madre, si leggevano, si commentavano e si scambiavano pareri sui libri di Delly.
La ricetta che segue è della tradizione sarda, questa è quella di mia madr. I dolcetti sono profumati, morbidi e adatti per il the pomeridiano. La semplicità degli ingredienti e dell'esecuzione sono proprie della mia terra, così come il profumo che sprigionano e sorprende tutti coloro che al primo colpo di vento maestrale li avvertono come un benvenuto seduttivo benchè rustico.


Anicini
Mescolare quattro uova intere con due etti di zucchero. Unire 125 gr.di latte e 125 gr. di olio di semi e la scorza grattuggiata di limone e 40 gr. di semi di anice. Aggiungere cinquecento gr. di farina e una bustina di lievito. Rovesciare il composto in una teglia rettangolare ricoperta di carta da forno bagnata e strizzata. Cuocere in forno statico per mezz' ora a 180 gradi. Una volta cotti lasciate intiepidire e poi sformare. Una volta fredda tagliate la torta in tante fette oblique larghe circa due centimetri. Le fette più lunghe tagliarle in pezzi più piccoli.

Con questa ricetta partecipo al contest "E' sempre l'ora del te" di ciliegina sulla torta!

Buona giornata
Miriam
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mercoledì 25 maggio 2011

Il risi e bisi dei ricordi!


E anche per questo mese posso mettere una crocina nella colonna dei presenti all' MTC di Menu' Turistico!
Sinceramente non credevo di farcela, mille impegni da portare avanti, la Comunione di Matteo, la festa di fine anno a scuola (siamo agli sgoccioli per fortuna!), le mille partite e tornei delle belve, le ultime verifiche a scuola (e anche quim, sgoccioli!)... pero' pero' pero'...proprio non mi andava giu' di saltare proprio questo mese, proprio questa ricetta!!! Eh si, perche' io al risi e bisi ci sono affezionatissima e dall'istante in cui ho letto la ricetta di Annamaria sono stata catapultata nel tunnel dei ricordi; ricordi che ormai devo definire lontani...ahime, ma che hanno comunque ancora un colore, un calore e un sapore intenso!
Il babbo aveva ( e ha tuttora) un orticello che in estate ci riforniva di tanta e buona verdura! Quando il papa' tornava dall'orto c'era sempre da lavorare anche per me e mia sorella, cosi' ci radunavamo tutti sotto il portico della cascina e in cerchio ognuno si dava da fare. L'insalata da mondare, il prezzemolo da pulire, i pomodori da preparare per la salsa, le patate da spazzolare per togliere la terra, a volte anche le pannocchie da sgranare e in quel caso erano dolori perche' immancabilmente io mi trovavo con le visciche sulle dita, ma quando si trattava di fagioli e piselli era un divertimento! Io e mia sorella facevamo a gara a chi ne sgranava di piu' e a chi trovava il baccello con piu' piselli. Mia mamma non si lamentava fintanto che lavoravamo e noi passavamo il tempo cosi'!
Poi c'era il momento della bilancia e si pesava tutto quanto l'orto (e la fatica di mio padre) aveva prodotto e si confezionavano i sacchetti da riporre in freezer e consumare fino alla stagione successiva. Ovviamente con i piselli freschi noi ci giocavamo anche.... li usavamo a mo' di biglie, li infilavamo nello spazio lasciato da un dente caduto...che ridere!!!! Altre volte li mettavamo nel cotone bagnato per far crescere altre piantine.
E la sera per cena si mangiava risi e bisi, cucinato con i piselli appena sgranati, ancora tiepidi dal sole!

Ripensavo a tutti questi momenti e mi dicevo che no, non potevo rinunciare a preparare il risi e bisi "mamma style"! Avevo anche immaginato una variante stravagante (non originalissima ad essere sincera), ma non ho avuto il coraggio di stravolgere la ricetta originale, mi sono limitata pero' a proporla cosi' come la si cucina da noi in Brianza e cioe' una minestra.
La ricetta di Annamaria la trovate QUI, mentre di seguito riporto quella della mia Adele.
Mi sono dovuta accontentare dei piselli del super che, devo dirlo, non erano proprio speciali, ma per quelli nell'orto bisogna aspettare ancora un po' ...pazienza!


Risi e bisi - della mia Adelotta
Ingredienti:
250 gr di piselli sgranati
250 gr di riso (io riso Acquerello)
brodo di verdura (carote, zucchine, patata, cipolla, sedano e lattuga)
prezzemolo tritato
olio evo
pepe

Far cuocere i piselli nella pentola col brodo vegetale. Quando raggiungono il bollore, lasciar cuocere per una decina di minuti e quindi aggiungere il riso e il prezzemolo tritato. Portare a cottura e regolare di sale.
Impiattare, aggiungere un filo di buon olio evo e una spolverata di pepe.
Apro una piccola parentesi riguardo il riso Acquerello che per la prima volta ho provato in brodo. Ottimo.... non saprei cos'altro aggiungere! Ha trasformato un piatto povero in un gran piatto! Chiudo la parentesi!



Le ricette cambiano sempre da regione a regione.
Questa e' la versione della mia zona, della mia famiglia e dei miei ricordi!!!!
Un grazie enorme ad Annamaria per aver scelto proprio questa ricetta per la sfida di questo mese!!!!
Un abbraccioPaola

Con questa ricetta partecipo all'MTC di Maggio e al contest di Sonia: la cucina tradizionale di casa mia!
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mercoledì 19 gennaio 2011

Il falo' di San'Antonio e due suggerimenti!


Lunedi' vi ho raccontato di Sant'Antonio e vi avevo lasciato la promessa di mostrare le foto del falo' che avremmo fatto la sera....bene!
Ci siamo radunati in campagna, al cascinotto degli zii dove hanno un pezzo di terra adibito ad orto. Il cascinotto e' praticamente il deposito degli attrezzi, ma abbiamo acceso il caminetto, sistemato i tavoli e mangiato li tutti insieme.


Fuori, nel campo, lontano da alberi e da tutto, era pronta la catasta di legni vecchi e cose da bruciare. Era davvero bella grande e quando il fuoco ha preso bene le fiamme si sono alzate alte in cielo facendo una gran luce in mezzo alla nebbia fitta che c'era.


I bimbi che correvano tutto intorno eccitatissimi gettando sul fuoco dei piccoli rami tenuti da parte per loro. Le guance rosse e gli occhi felici!
Noi li attorno a guardarli, a lasciarci scaldare, a mangiare frittelle e mandorle pralinate e bere vin brule'.


Una bellissima serata!!! Peccato che il fuoco non abbia scacciato la nebbia che in questi giorni ancora ci fa compagnia! Ma va bene cosi'!

E veniamo ora ai suggerimenti!
1) Andate a visitare il sito Siculidivini! Divine bonta' di Sicilia....non aggiungo altro! Alessandro, il responsabile offre a tutti i lettori di questo blog uno sconto del 5% su tutti i prodotti. Bastera' che in fase di ordine inseriate nel codice coupon la scritta "lacucinapiccolina2011".


2) Abbiamo una collaborazione anche con Pedrini che ha offerto a noi e a tutti i lettori del blog lo sconto del 20%. Anche qui, in fase di ordine vi bastera' inserire il codice "lacucinapiccolina" per avere in automatico lo sconto.


Ok...per oggi e' tutto.
Buona giornata
Paola
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giovedì 14 ottobre 2010

Pan Tramvai


Oggi vi racconto un'altra storia di Brianza!
Una storia che ho scoperto da poco grazie a Fausto, un mio carissimo, carissimo amico, che oltre ad ascoltare pazientemente i miei deliri, farmi compagnia in spassose pause pranzo ed esserci sempre al momento giusto con la parola giusta, spesso e volentieri mi da consigli e spunti interessanti per il blog.
Cosi' un giorno mi parla di questo Pan Tramvai raccontandomi che veniva acquistato con il resto del biglietto del tram sulla linea Milano-Monza gia' nel 1899.
Mi sono molto incuriosita e cosi' mi sono documentata in rete, trovando pero' notizie contrastanti! Pare infatti che in origine il pan tramvai fosse quello che ancora oggi chiamiamo Pan cun l'uga, il pane con l'uva, un impasto semplice di pasta di pane, poco dolce, pieno, pienissimo di uvetta sultanina ammollata nello zibibbo! Un pane che io letteralmente ADORO!
Altri pero' chiamano pan tramvai un dolce che era ritenuto il panettone dei poveri, perche' non tutte le famiglie a Natale potevano permettersi il classico panettone, quindi compravano il pan tramvai, un lievitato con uvette, noci e fichi secchi.
Ecco, proprio quest'ultima versione e' stata registrata come pan tramvai, con tanto di logo e documento della camera di commercio di Monza che ne descrive le caratteristiche di ingredienti e lavorazione! Ad esempio, le farine devono essere prodotte da mulini che non utilizzano acido ascorbico e monodigliceridi degli acidi grassi, il lievito deve essere assolutamente lievito madre, le percentuali di uvetta e di materia grassa (burro - NO grassi vegetali) nell'impasto totale devono essere del 40%, assolutamente vietati prodotti OGM. Tutti gli ingredienti possono essere reperiti da produttori riconosciuti dal Comitato dei Maestri Pasticceri della Brianza.
Ma poteva Fausto lasciarmi con solo la storiella del Pan Tramvai??? Certo che noooo!!!
No, lui mi invita a pranzare insieme per aggiornarci sulle sue ultime vacanze, i miei esperimenti in cucina, le scarpine di calcio delle mie belve, le parole nuove inventate da Marco (il pipino) e le urla da aquilotta di Silvia (la pipina di 2 mesi) i suoi bimbi favolosi e.... mi porta un intero Pan Tramvai! Grande! Decidiamo che lo porto a casa integro, gli faccio il servizio fotografico per il blog e lo riporto la mattina successiva, gia' affettato, per fare colazione insieme! E cosi' e' stato!


Purtroppo non so dire quale sia la ricetta precisa e pesata del Pan Tramvai, ho solo un elenco di ingredienti:

Pan Tramvai
farina, acqua, zucchero, uova, burro, uvetta sultanina, lievito madre, sale, miele, malto, vaniglia, noci e fichi secchi.

Mi e' piaciuto molto, e' soffice e non troppo dolce; poi i fichi e le noci nell'impasto a me piacciono SEMPRE!
Magari provero' a farlo per tentare di capire le quantita'...piu' o meno! Sara' comunque un Simil-Pan Tramvai!
Buona giornata
Paola
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lunedì 4 ottobre 2010

La torta paesana o torta di latte!!!


Ogni paese ha la sua festa e ogni festa ha la sua torta! Qui in Brianza ottobre e' tempo di feste paesane e si prepara la "Turta de lacc", la torta di latte e la preparazione ha tutto un suo rituale che rende felici!!!
Mia mamma ne ha sempre preparate in quantita' industriali, anche perche' devo ammettere che il procedimento e' piuttosto lunghino, quindi tanto vale, gia' che ci siamo, fare 3 o 4 torte!!! Ieri ad esempio erano 5!!! Ahahaha...certo!!! Perche' per tradizione poi ci si scambia le torte tra famiglie! Portene mezza alla zia, l'altra mezza al tal altro zio, mamma meta' la prendo anch'io e la porto in ufficio... insomma, delle 5 torte ieri quasi non ne e' rimasta traccia!
Nasce come torta povera, ma vedrete dalla quantita' di ingredienti quanto si e' arrichita con gli anni! Un tempo era fatta solo con pane, i piu' benestanti conservavano degli avanzi di panettone da Natale, li facevano seccare e li usavano poi per arricchire l'impasto e insaporirlo...
Come capita con le ricette tradizionali, anche per questa non esiste LA ricetta ufficiale, ma ogni famiglia, ogni casa ha la sua!
C'e' chi usa l'uovo e chi no, chi solo pan d'anice e chi solo biscotti, chi ancora sia pan d'anice che biscotti! Chi solo cioccolato, chi cacao e cioccolato, canditi si, canditi no, uvetta assolutamente si, uvetta guai a nominarla! Ma su una cosa siamo tutti d'accordo: il pane si schiaccia con le mani (divertimento dei bimbi!!!) oppure e' concesso usare il passaverdura, ma GUAI solo a nominare il minipimer! Certe innovazioni non possono competere con le tradizioni!

Apro una piccola parentesi sul pan d'anice perche' ho il sospetto che sia un prodotto legato a questa zona! Diverse volte parlandone con amici diversamente sparpagliati nello stivale non ne conoscevano l'esistenza. Alla fine e' un pan di spagna aromatizzato (molto aromatizzato) con l'anice, quindi sostituibile con pan di spagna e aroma anice appunto! Chiusa parentesi!

Non avete idea della fatica per riuscire a scrivere questa ricetta cercando di ottenere le quantita' da mia mamma che l'ha sempre, sempre, sempre fatta ad occhio!!!
In effetti il risultato finale dipende dai gusti personali di ciascuno, ma a casa mia la si fa cosi'.... piu' o meno!


Torta paesana o Turta de lacc! - versione della mia Adele
Ingredienti per 2 torte (o 3 piccole)
2 litri di latte
4 panini a pasta dura piccoli
20 gr. di burro
100 gr. di cioccolato fondente
400 gr. di amaretti
1 pan d’anice
100 gr. di cacao amaro
150 gr. di uvetta
150 gr. di cedro candito
1 cucchiaio di zucchero a velo
1 uovo
50 gr. di pinoli
1/2 limone (succo + buccia grattugiata)
1 bustina di vanillina
sale
maraschino

Procedimento:
Far scaldare il latte (senza farlo bollire!) con un pizzico di sale e il burro. Aggiungere il cioccolato fondente a pezzi, gli amaretti, il pan d’anice e il cacao amaro e lasciar raffreddare.
In una ciotola a parte, mettere a bagno il pane con dell’altro latte caldo bianco, giusto solo la quantita' per bagnare il pane; lasciar rammollare e raffreddare.
Quando e’ tutto freddo, schiacciare il pane con le mani, passarlo col passaverdura e aggiungerlo all’altro impasto. Volendo i passaggi fin qui si possono fare la sera e poi lasciar riposare tutto coperto fino alla mattina seguente. (di solito noi facciamo cosi!)
Mettere a bagno in acqua tiepida le uvette. Aggiungere all’impasto lo zucchero a velo, l’uovo e mescolare bene. Aggiungere anche i pinoli, il succo e la buccia grattugiata del limone e il cedro candito.
Se l’impasto risultasse troppo molle aggiungere altro pan d’anice. Mettere poi la vanillina e il maraschino a piacere. A seconda dei gusti si possono aggiungere altri amaretti oppure altro cacao amaro se l’impasto rimane troppo chiaro, o dello zucchero se lo si preferisce piu’ dolce. Per gusto personale non uso lo zucchero in questa torta che rimane quindi col buon sapore amarognolo del cioccolato, arricchita dall'aroma degli amaretti, il cedro... insomma, un trionfo di sapori!
In ultimo aggiungere le uvette scolate e asciugate in uno strofinaccio.
Imburrare e infarinare due teglie e versare il composto. Distribuire sulla superficie delle torte dei pinoli.
Cuocere in forno a 160 gradi per due ora circa. La torta e’ cotta quando si stacca dalle pareti delle teglie e la sulla superficie si formano le crepe!

E' una torta che non lievita. L'altezza la decidete voi a seconda della quantita' di impasto in ogni teglia, attenzione quindi ai tempi di cottura in caso di torte basse!
La consistenza prima della cottura e' morbida, molle ma non completamente liquida e fluida. Il barbatrucco della mamma e' infilare il cucchiaio di legno nell'impasto e vedere che stia in piedi!
Altra cosa divertente della preparazione e' fare il provino! Una minitorta da assaggiare per vedere che sia riuscita bene e quindi offrirla poi serenamente agli ospiti!
E non e' finita.... altro passo importante e' la cottura! Come dicevo prima, visto il lungo lavoro, da sempre la tendenza e' stata di preparare molte torte in una volta! Ma il forno di casa e' uno e mica puo' restare acceso una giornata intera per cuocere le torte! Da qui l'usanza di portare le teglie pronte al forno del fornaio di fiducia! Ricordo che da piccola c'era un via vai in paese di donne con le loro teglie in mano, avanti e indietro fino al fornaio per portare tutte le teglie, ognuna ben contrassegnata con un chiodo, un filo metallico, una rondella sull'anello esterno, piuttosto che un'incisione con le iniziali sul bordo. Ogni massaia alla fine riconosceva le sue torte! Ogni donna il sabato sera prima della festa tornava a casa con le sue torte ben cotte dal fornaio e in tutto il paese, per tutto il giorno si era respirato profumo di turta de lacc! Aria e profumo di festa!
Oggi sono rimasti pochi fornai che si prestano a questo lavoro e noi ci cuociamo la torta a casa approfittando del mega forno di soli 90 cm di mia mamma!!!
Il profumo pero' e' sempre identico!
Lo sentite????
Ah, dimenticavo:non vi preoccupate se da fredda la torta iniziera' a sudare e vedrete la superficie diventare lucida. Significa che l'avete cotta bene e dentro conserva la giusta umidita'!
E lo so che vi vien voglia di rubare i pinoli in superficie.... ahahah, io lo faccio sempre!!!

Buon inizio di settimana a tutti.
Paola

Aggiornamento, 21Ottobre 2010: con questa ricetta partecipo al contest Di Pia e Lia di Provare per gustare "Ricchi sapori d'Italia"!


Baciiii!
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lunedì 18 gennaio 2010

Frittelle di Sant'Antonio

Il 17 gennaio e' sant'Antonio. Non e' il piu' famoso sant'Antonio da Padova, ma semplicemente sant'Antonio abate, pero' qui in Brianza, dove abito io, e' un'occasione di festa. La mamma mi racconta che quando era piccola e i miei nonni avevano le stalle con le bestie, nelle stalle c'era sempre appesa una immagine di questo sant'Antonio abate circondato dagli animali... c'erano galline, pecore, mucche e anche maiali. Per loro il 17 gennaio è la festa di "sant'Antoni dal purcell" , sant'Antonio del maiale, per via di quella foto e del fatto che in questo periodo si ammazzavano i maiali per farne salami e salumi da camparci tutto l'inverno. Altra usanza legata a questa giornata è fare i falò in mezzo ai cortili come gesto per scacciare il freddo invernale. Ricordo che da piccola aspettavamo la sera in agitazione mentre vedavamo che in mezzo al cortile dove sono cresciuta gli uomini portavano cataste di legna da bruciare e la pigna cresceva ad ogni ora! Che emozione quando vedavamo accenderlo! Noi bambini restavamo incantati nel vedere le fiamme superare l'altezza dei tetti... gli anziani seduti intorno al fuoco a chiacchierare e bere vino, gli uomini a controllare che tutto andasse bene e le donne, mia mamma prima tra tutte a distribuire frittelle appena cucinate! Ora i falò non sono più permessi, tranne se autorizzati e in una frazione del mio paese tutti gli anni accendono uno dei falò più grandi della zona! La frazione ha nome Omate, i suoi abitanti sono chiamati "i asnit d'Umà" (gli asinelli di Omate) per una leggenda che narra di un contadino che non dava da mangiare al suo asino e un giorno ha trovato quest'asino arrampicato sul campanile a mangiare un ciuffo d'erba cresciuto lì. Non riuscendo in nessun modo a far scendere l'asino da lassù hanno pensato di bruciare il campanile. Da allora son chiamati asinelli! :-) Sono storielle simpatiche di paese, ma loro hanno fatto degli asinelli il loro simbolo e tutti gli anni a sant'Antonio bruciano l'asino..... un fantoccio a forma di asino. Poi a seconda di come si svolge il falò si trarranno auspici per l'anno appena iniziato. Quest'anno non c'era vento, il falò era bello composto, alto e dritto, dicono che sia un buon segno! E anche la direzione in cui cade la pira alla fine del falò ha il suo significato...ma io non sono rimasta a vedere fino alla fine del falò e quindi non ve lo so dire!!! Comunque... vi assicuro che godersi lo spettacolo di un falò grandissimo mangiando frittelle è una esperienza che ti segna!
Ricette di frittelle ce ne sono un'infinità, come le torte di mele!!! Mille varianti, risultato sempre ottimo.
Ma ovviamente per me le frittelle più buone sono quelle che fa la mia mamma; lei le fa a occhi chiusi e senza bilancia, ma sono riuscita a quantificare gli ingredienti!!!



Frittelle di sant'Antonio - della mia Adelotta!!!

Ingredienti:
1 kg di farina
2 buste di lievito di birra secco (o 2 panetti)
5-6 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di zucchero vanigliato
2 uova
1 arancia (la buccia grattugiata)
1 limone (il succo)
2 cucchiai di maraschino
250 gr di uvetta ammollata in acqua
latte q.b.

Sciogliere il lievito in poco latte (mezzo bicchiere) con 2 cucchiaini di zucchero e 1/2 cucchiaino di sale. Impastare la farina col lievito sciolto, le uova, il succo del limone e la buccia dell'arancia, i 5 o 6 cucchiai di zucchero, lo zucchero vanigliato, l'aroma (maraschino o altro) e tanto latte quanto basta ad ottenere un impasto morbido, ma sodo. Deve cadere pesantemente dal cucchiaio. Diciamo che deve essere più morbido della pasta per la pizza! Lasciare lievitare fino al raddoppio coperto da uno straccio. A questo punto aggiungere l'uvetta ammollata e asciugata. Mescolare bene. Con un cucchiaio prelevare una piccola quantità di impasto (mezzo cucchiaio x volta) e farlo scivolare, aiutandosi con un altro cucchiaio, nella pentola dell'olio e friggere fino a doratura.
Si cospargono di zucchero semolato e pronti via.....gnam!!!

Baci baci
P.
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