venerdì 23 febbraio 2018

I QUARESIMALI GENOVESI PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano festeggiamo la Giornata Nazionale dei dolci quaresimali, biscotti e dolcetti vari che vengono preparati, secondo la tradizione religiosa, durante il periodo di Quaresima. 



Sono preparazioni molto diverse a seconda della zona di produzione. I più famosi sono i biscottini toscani a forma di lettere dell'alfabeto, i pupatelli siciliani con mandorle e cannella, quelli napoletani simili ai cantucci, ma speziati.

I quaresimali genovesi sono invece realizzati con pasta di mandorle, zucchero, acqua di fiori d'arancio, albume d'uovo, farina, guarniti poi con zucchero fondant al gusto di maraschinopistacchiolimone o caffè, come ancor oggi è possibile vedere in diverse storiche confetterie-pasticcerie del capoluogo ligure; famosissimi quelli dell'antica confetteria Romanengo.
L'origine di preparare dei dolci quaresimali genovesi risale al 1500 circa, quando le suore del convento di San Tommaso lavorar avano la pasta di mandorla con lo zucchero senza aggiungere prodotti animali perché proibito dalla religione cattolica nei quaranta giorni antecedenti la Pasqua. 
In questo modo si potevano gustare dolci senza trasgredire alle regole.
Molto interessante un articolo di Carlo Petrini sulla storia del marzapane a Genova (La Repubblica 2010)




Sono comunque dolcetti che tante famiglie amano produrre in casa, con ricette antiche tramandate di generazione in generazione; ogni famiglia la sua, leggermente diverse negli aromi e nelle proporzioni.

Io vi propongo la ricetta della mia famiglia, quelli che mamma ha sempre fatto fino a due anni fa .....e ora tocca a me. 
La ricetta è quella, ma non mi sembrano mai buoni come i suoi. Sarà la nostalgia.....

QUARESIMALI GENOVESI di nonna Ibidi

Mostaccioli alla marmellata

250 g di farina di mandorle dolci finissima
250 g di zucchero a velo
1 cucchiaio di acqua di fior d'arancio
1 albume (non servirà tutto)
2-3 cucchiai di marmellata di albicocche casalinga passata al setaccio

Setacciate insieme mandorle e zucchero, aggiungete l'acqua di fior d'arancio e poco albume. Cominciate a impastare e aggiungete albume solo se l'impasto si sfalda. Non deve essere appiccicoso, eventualmente aggiungete pochissimo amido di mais. Fate riposare un'ora.
Stendete l'impasto sullo zucchero a velo, allo spessore di mezzo cm formando due rettangoli uguali. spalmatene uno di marmellata e sovrapponete l'altro. 
Tagliate l'impasto a rombi di 3 cm circa.
Preparate una glassa leggera con poco albume e zucchero a velo e spennellatela sui rombi.
Infornate a 160 gradi per 15 minuti. Devono colorire appena ed essere ancora morbidi. Lasciate raffreddare e conservate in una scatola di latta.







Ciambelline

250 g di farina di mandorle dolci finissima
250 g di zucchero a velo
1 cucchiaio di acqua di fior d'arancio
1 albume (non servirà tutto)
mompariglia bianca

Setacciate insieme mandorle e zucchero, aggiungete l'acqua di fior d'arancio e poco albume. Cominciate a impastare e aggiungete albume solo se l'impasto si sfalda. Non deve essere appiccicoso, eventualmente aggiungete pochissimo amido di mais. Fate riposare un'ora.
Stendete l'impasto allo spessore di mezzo centimetro e tagliate delle piccole ciambelline con un tagliapasta da 3 cm.
In alternativa usate il metodo antico: formate delle palline, appiattitele, fate un buco al centro e allargatelo delicatamente per ottenere la ciambellina.
Fatele asciugare in forno a 120 gradi per 30 minuti. Estraetele dal forno ancora morbide, finiranno di asciugare raffreddandosi.
Una volta fredde spennellatele con poco di albume sbattuto e decoratele con le palline di zucchero rigorosamente candide. Lasciatele essicare all'aria prima di conservarle in una scatola di latta.









Fonti
Articolo di Carlo Petrini sull'origine del marzapane a Genova - La Repubblica 2010

I Quaresimali - Wikipedia

I quaderni di casa






365 giorni per apprezzare la realtà e diversità della cucina italiana, per conoscere le infinite sfumature e i meravigliosi prodotti del nostro paese, per conoscere e conservare le nostre origini e tradizioni

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lunedì 19 febbraio 2018

I ROSSETTI ECCELLENZA DI LIGURIA PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano festeggiamo la Giornata Nazionale del novellame Rossetti & C.

con il termine novellame si intendono gli avanotti o i piccoli di varie specie ittiche, ma il termine si è esteso anche a specie molto piccole di dimensione anche se a uno stadio di sviluppo adulto.




Di alcune specie è ormai proibita la pesca e il consumo degli avanotti per salvaguardare la specie, che era a rischio estinzione. Parliamo dei bianchetti o gianchetti in Liguria, i piccoli del pesce azzurro, acciughe e sardine, e delle cée o cieche, i piccoli delle anguille, una volta molto apprezzati in Toscana.
Altre sono ancora permesse, anche se regolamentate e limitate, come i rossetti o i calamaretti spillo. Altre ancora come il pesce ghiaccio sono specie che arrivano dall'altra parte del mondo, surgelate e di qualità mediocre.

Oggi, sul Calendario del Cibo Italiano trovate tutte le informazioni in un articolo molto esaurente sul tema e alcune prelibatezze da gustare con questi meravigliosi e delicatissimi pesciolini.

E oggi, per celebrare questa giornata, vi porto a scoprire 4 modi di gustare i rossetti in Liguria. 
Si trovano sul mercato per pochissimo tempo, in genere gennaio e febbraio, a un prezzo altissimo, ma per gustarne a pieno il sapore ne bastano pochi e una volta ogni tanto è un regalo che mi faccio volentieri.




I Rossetti si fanno in 4

antipasto - per 4 persone 

Rossetti crudi

80 g di rossetti freschissimi
4 fette di limone non trattato
olio extravergine di oliva ligure
sale
Mettere i rossetti in un colino fitto e sciacquateli velocemente sotto l'acqua corrente. Togliete accuratamente ogni residuo estraneo come scaglie di pesce, alghe, rametti, ecc.. Conditeli con un pizzico di sale, uno di pepe mescolando molto delicatamente. 
Dividete i rossetti in 4 cucchiai di servizio, appoggiateli sulle 4 rondelle di limone e irrorate con poche gocce di olio.

Rossetti lessati

80 g di rossetti freschissimi
succo di limone
olio extravergine di oliva ligure
sale
4 tartine quadrate di pane nero
4 fiocchetti di burro
insalatina mista varia non amara
Mettere i rossetti in un colino fitto che possa essere immerso in acqua bollente.
sciacquateli velocemente sotto l'acqua corrente. Togliete accuratamente ogni residuo estraneo come scaglie di pesce, alghe, rametti, ecc.. 
Spalmate le 4 tartine di pane nero con il burro e disponete sopra qualche fogliolina di insalata di diversi tipi e colori.
Immergete il colino con i rossetti in acqua poco salata a leggero bollore e subito allargate delicatamente la massa di pesciolini con una forchetta  in modo che al centro non restino crudi. Da trasparenti diventeranno bianchi, n un minuto saranno pronti. Scolateli subito e divideteli in 4 mucchietti sopa le tartine preparate. condite con un pizzichino di sale, qualche goccia di olio e un nonnulla di succo di limone.


Frittata di Rossetti

150 g di rossetti freschissimi
3 uova medie
1 pizzico di maggiorana tritata finissima
sale pepe
olio per cuocerla
Mettere i rossetti in un colino fitto e sciacquateli velocemente sotto l'acqua corrente. Togliete accuratamente ogni residuo estraneo come scaglie di pesce, alghe, rametti, ecc.. 
In una ciotola battete le 3 uova con sale, pepe, maggiorana. Aggiungete i rossetti ben scolati e cuocete in padella con olio come per una normale frittata. Non deve essere troppo spessa, ne cuocere troppo altrimenti i rossetti risulteranno asciutti e stopposi.
Tagliate a spicchietti.




Frisceu di rossetti


140 g di rossetti freschissimi
100 g di farina 0
100 g di acqua frizzante molto fredda
1 pizzico di zafferano
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di prezzemolo tritato
olio di arachidi o girasole per friggere
Mettere i rossetti in un colino fitto e sciacquateli velocemente sotto l'acqua corrente. Togliete accuratamente ogni residuo estraneo come scaglie di pesce, alghe, rametti, ecc..
Preparate una pastella colante con farina, acqua, sale, pepe, prezzemolo e zafferano e lasciatela riposare 10 minuti
Scaldate l'olio che deve essere fondo almeno 4 cm e quando sarà pronto versate l'impasto a cucchiaiate non troppo grosse; poche per volta per non fare scendere troppo la temperatura dell'olio. Rivoltatele delicatamente e appena cominceranno a colorire saranno pronte. Scolate accuratamente e salate leggermente.


Preparate dei vassoi individuali dove disporre in sequenza i quattro assaggi, serviteli con un calice di vermentino fresco e buon appetito







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mercoledì 31 gennaio 2018

STUFATO DI MANZO AL VINO ROSSO PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

Di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano festeggiamo la Giornata Nazionale dello Stufato, piatto di carne (ma anche di pesce o verdure) tipico delle regioni italiane del nord che necessita di lunghe cotture, una volta fatte sulla stufa accesa, da cui il nome. 





Si utilizzano tagli di carne di seconda categoria, più grasse e meno tenere, ma molto più saporite, che necessitano di lunga cottura. Possono essere fatto con un pezzo intero o a piccoli bocconi e allora prende il nome di spezzatino. 

La carne utilizzata in genere è bovina; manzo, ormai quasi introvabile, o vitellone, ma nella tradizione italiana troviamo anche stufati di carne di asino, cavallo, agnello, pecora, coniglio o selvaggina

Sul Calendario del Cibo Italiano, oggi trovate parecchie ricette tradizionali, io partecipo alla giornata con una ricetta di origine piemontese che si è sempre fatta in casa mia. La mangiavo da mia nonna, poi mille volte rifatta da mamma e infine da me.


SPEZZATINO DI MANZO AL VINO ROSSO CON VERDURE
per 6/8 persone

Ingredienti
1 Kg di reale (a Genova si chiama Matamà) di manzo o vitellone, taglio semigrasso da stufato o bollito
2-3 cucchiai di farina
50 g  di burro
1/2 bottiglia di vino rosso corposo tipo barbera
400 g di passata di pomodoro
1 mazzetto di erbe aromatiche con salvia, rosmarino, timo, alloro
1 sacchettino di garza con pepe nero, bacche di ginepro e pimiento
2 spicchi di aglio
4 carote grosse
4 patate grosse
1 cipolla
1 costa di sedano
1 litro di brodo di carne o acqua
sale.

Ripulite il pezzo di carne dal grasso e scarti, riducetela a bocconi e infarinateli. 



Scaldate molto un tegame di coccio, fate sciogliere il burro e rosolate la carne; quando comincerà ad attaccare e sfrigolare salate, bagnate con il vino rosso e aggiungete il pomodoro, il mazzetto di aromi, il sacchetto di spezie, il sedano e l'aglio.

Abbassate il fuoco al minimo e fate cuocere semicoperto, mescolando ogni tanto, aggiungendo acqua o brodo se asciuga troppo.

Dopo due ore aggiungete le verdure  pulite e a tocchetti e altra acqua o brodo e proseguite la cottura finchè le verdure non saranno tenere e il brodo sarà quasi del tutto consumato. Deve restare un bel sugo scuro, lucido e cremoso. 

Aggiunta mia: 
poco prima della fine cottura aggiungo al sugo un cucchiaio raso di cacao amaro che rende tutto più cremoso, scuro e lucido. 







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martedì 30 gennaio 2018

La torta Giffonese di De Riso

La torta Giffonese di Sal De Riso tratta dal suo libro " I Dolci del Sole"





Era tanto che volevo provare questa torta deliziosa vista in tv, non ha deluso le mie aspettative
Per la crema al cioccolato ho dovuto modificare le dosi e farla diventare una ganache poichè con le dosi indicate veniva troppo compotta e non avrei potuto utilizzare la sa a poche. Ho adattato le dosi al mio stampo da cm 24 di diametro

Giffonese di Sal De Riso
Ingredienti
Per la frolla alle nocciole:
250 g di farina 00

150g di burro morbido
100 g di zucchero a velo
65 g di nocciole di Giffoni  tostate e ridotte in polvere
1 uovo intero
3 g di lievito in polvere oer dolci
2 g di sale
1 baccello di vaniglia

Per il ripieno alle nocciole
150 g di burro morbido
150 g di zucchero a velo
150 g di uova intere (n.3)
150 g di nocciole di Giffoni in polvere
2 g di sale
1/2 scorza di arancia

Per la crema al cioccolato e nocciole
250 g di cioccolato gianduia
80 g di panna liquida fresca (io 200)
30 g di burro
30 g di pasta di purea di nocciole

Per la finitura
granella di nocciole

Con le fruste elettriche lavorare il burro con lo zucchero a velo fino ad ottenere una crema leggera montata, incorporate le nocciole in polvere  e poi aggiungere l'uovo, il lievito, il sale e i semini di vaniglia. Amalgamate con una spatola e infine unite poco alla volta la farina setacciata. Lavorate brevemente l'impasto con le mani, formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e lasciatela riposare in frigorifero per qualche ora.
Preparate il ripieno alle nocciole. In una ciotola capiente montate leggermente il burro morbido con lo zucchero a velo, il sale e la scorza grattugiata dell'arancia. Incorporate una per volta le uova e poi le nocciole in polvere. Per la crema al cioccolato e nocciola, fate fondere a bagnomaria in un tegame a fondo spesso il cioccolato gianduia ridotto a pezzetti. A parte, portate a ebollizione la panna per 30 secondi e poi versatela sul cioccolato ottenendo una crema liscia e lucida. Unite, alla fine, il burro morbido e la pasta di nocciole. Emulsionate bene e lasciate raffreddare e stabilizzare per almeno 12 ore.
Ora, in una tortiera di 24 cm di diametro, stendere la pasta frolla spessa circa 5 mm. Farcire con il ripieno alle nocciole di Giffoni fino a tre quarti. Cuocere in forno caldo a 170 °C per circa 35 minuti. Ua volta raffreddata, sformate la torta su un piatto da portata e con una sac-à-poche dotato di una bocchetta piatta formare sulla superficie una decorazione a canestro con la crema al cioccolato e nocciola. Cospargete sul bordo dei granellini di nocciole tostate.

Nadia




 
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sabato 27 gennaio 2018

IL MIO MULL FOR A COLD WINTER'S DAY PER IL CLUB DEL 27

di Vittoria



Anno nuovo, proposte nuove per il "Club del 27" di MTChallenge che si rinnova nei temi che tratteremo ogni 27 del mese. 






Da questo mese, da questo anno, ci sbizzariremo con le ricette tratte da un libro. 
Un libro che sarà particolare, innovativo nel genere e che siamo certe saprà stuzzicarvi e incuriosirvi. 

Cominciamo oggi con "A Pot of Marmalade: The ultimate guide to making and cooking with marmalade" di Sarah Randell. 
Un libro molto interessante tutto dedicato alle inglesissime marmalade di agrumi e stupende ricette in cui utilizzarle. 

Noi ne abbiamo provate parecchie, una più golosa dell'altra e le trovate tutte da oggi su MTChallenge
e questo è il bellissimo banner di questo mese realizzato dalla nostra geniale Mai Esteve.





Ho scelto di provare per voi una goduriosa marmalade di arance amare e zucchero di canna non raffinato, densa, scura e irresistibile e con questa ho preparato una speciale e corroborante bevanda calda invernale, perfetta per riscaldare le fredde serate e fare festa con gli amici.

I mulled wine sono una specialità anglosassone simile al nostro vin brulè, caldi dolci e speziati, realizzati con vino, liquori o sidro come in questo caso, con aggiunta di succhi, frutta e spezie profumate.






MULL FOR A COLD WINTER'S DAY

50 g di uva sultanina (o uvetta)
75 ml di rum scuro
1 baccello di vaniglia
1 clementina
8-10 chiodi di garofano
1 mela
Succo di mela non filtrato 250 ml
Sidro 500 ml (io uso il sidro vintage)
3 cucchiai di marmellata - arancia di Siviglia; dark and moody* o ai quattro frutti
1 bastoncino di cannella
1 grattata generosa di noce moscata


PER IL SACCHETTO DI SPEZIE
4 baccelli di cardamomo
3 bacche di pimento
un pezzo di radice di zenzero di 3 cm
4 grani di pepe nero




Mettete l'uva sultanina in una piccola ciotola, aggiungete 2 cucchiai di rum, mescolate e mettete da parte.
Ora dividete il baccello di vaniglia a metà per lungo e mettetelo in una pentola di medie dimensioni.
Infilate i chiodi di garofano nel clementino, eliminate il torsolo della mela e tagliatela (non c'è bisogno di sbucciarla). Aggiungete questi nella pentola insieme al rum rimanente, al succo, al sidro, alla marmellata, al bastoncino di cannella e una grattugiata di noce moscata.
Schiacciate i baccelli di cardamomo per aprirli, schiacciate leggermente anche le bacche di pimento e tritate lo zenzero (non c'è bisogno di sbucciarlo).
Mettete tutto, insieme ai grani di pepe su un quadrato di doppio strato di garza (o mussola) e chiudetelo per formare una bustina di spezie. Mettete il sacchetto nella pentola.
Scaldate e portare al punto di ebollizione, quindi riducete il calore al minimo e lasciate cuocere per 30 minuti; in superficie non dovrebbero esserci bollicine, deve cuocere molto lentamente .
Per servire, rimuovete e scartare il sacchetto delle spezie, filtrate il sidro caldo con un colino, quindi rimettetelo nella pentola per riscaldarlo delicatamente. Dividete l'uva sultanina o l'uvetta inzuppata in quattro bicchieri o tazze resistenti al calore e rabboccate con il sidro caldo.





DARK AND MOODY MARMALADE
Circa 8 vasi da 340 g

(fra parentesi le mie modifiche)
Una marmellata densa e scura fatta con il metodo della frutta intera. Ha un sapore delicato e tutte le caratteristiche ricche di una marmellata in stile Oxford - creata per la prima volta nel negozio di Frank Cooper di Oxford nel XIX secolo. 
La ricetta riesce bene anche con 2 kg di zucchero semolato invece del mix di demerara e muscovado, e il whisky è, ovviamente, facoltativo.

1 kg di arance amare di Siviglia
4 limoni
1,75 kg di zucchero demerara (io 1 kg)
250 g di zucchero muscovado scuro (io 700)
(io ho aggiunto 300 g di zucchero semolato)
50 ml di whisky (non li ho messi)



Mettete le arance intere in una casseruola e copritele con acqua. Portate al punto di ebollizione, quindi cuocete a fuoco lento, coperto, per 1½-2 ore, o fino a quando le arance sono veramente morbide; non dovrebbero più fare resistenza se forati con la punta di un piccolo coltello affilato. Tagliate a metà i limoni e spremete il succo.
Togliete le arance calde dalla casseruola, trasferitele in una ciotola con le pinze (io ho usato il mestolo forato) e versate il liquido di cottura in una brocca graduata.
Quando le arance saranno abbastanza fredde da poter essere maneggiate, foratele su un'estremità e spremete il succo in eccesso nella caraffa graduata - non ci sarà molto ma si recupera il prezioso liquido che altrimenti scorrerebbe sul tagliere.
Ora tagliate in quarti le arance, rimuovendo le estremità del frutto (io ho lasciato tutto), e affettate finemente. Mi piacciono le striscette di 3-6 mm per questa marmellata. (io ho affettato molto più fine al massimo 2 mm)
Mettete le striscette carnose di arancia in una pentola per conserve appena sono pronte e aggiungete dl'eventuale liquido sfuggito al liquido nella caraffa. Scartare i semi (vedi note).
Il liquido nella brocca dovrà essere 1,5 litri, quindi regolatevi aggiungendo acqua extra se necessario.
Aggiungetelo nella pentola con le bucce insieme al succo di limone e agli zuccheri.
Scaldate la marmellata a fuoco basso, mescolando per sciogliere lo zucchero. Quando tutto lo zucchero sarà sciolto, portate a ebollizione. Cuocere la marmellata per 30-35 minuti o fino al raggiungimento del punto di regolazione.
Togliere la pentola dal fuoco e aggiungete delicatamente il whisky, quindi lasciate la marmellata a riposare per 15 minuti prima di trasferirla in vasetti sterilizzati caldi. Sigillate e lasciate raffreddare.

Note:
- Ho cotto le arance solo un'ora ed erano già morbidissime.
- IMPORTANTE: dall'interno delle arance vanno levate le pellicine dure bianche e montagne di semi. Non togliete la parte bianca, che comunque sarà diventata trasparente e il poco di polpa che si trova.
Tutto questo va conservato perchè ricchissimo di pectina. Io ho messo tutto nel liquido ricavato, schiacciato e "sciacquato" bene e poi filtrato strizzando bene questi scarti. Avrei potuto chiuderli in una garza e farli ulteriormente bollire con la marmellata.
- La marmellata ha cotto ben più del tempo indicato, almeno il doppio, bisogna fare attenzione che non bruci.
- La marmellata è risultata parecchio scura sia per la cottura prolungata che per la presenza dello zucchero muscovado.






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giovedì 25 gennaio 2018

CHIRASI SUSHI PARADISE PER MTC 69

di Vittoria

Eccoci alle ultime battute della sfida MTChallenge di Gennaio, LA CUCINA ALCOLICA, lanciata da Giulia di Alterkitchen




Questa fantastica sfida che ci ha visto trasformare un cocktail in un piatto mi ha messo in grande difficoltà e ancora non so se sono riuscita a interpretare bene lo spirito della sfida.

I cocktail mi hanno sempre affascinato fin da bambina. 
Ricordo che in casa c'era un mobile pieno di bicchieri, bottiglie colorate, attrezzi strani...... e salatini!  
Un mobile a ribalta che veniva tenuto rigorosamente chiuso.
Un mobile proibito.
Un mobile su cui mi sono prontamente arrampicata, mentre mia sorella Agnese stava li sotto ad aspettare il bottino.
Un mobile che io e mia sorella Agnese ci siamo fatalmente tirate addosso rischiando di morirci sotto, disintegrando tutto il servizio di bicchieri da cocktail di pesantissimo cristallo, disintegrando un buon numero di bottiglie, allagando il salotto di liquori vari, facendo venire un mezzo infarto a mia madre, ma uscendone appiccicose e illese.
Dev'essere stato il battesimo dell'alcol e la passione mi è rimasta.
Mio padre non poteva neanche avvicinarsi ai superalcolici. Aveva un "difetto" congenito per cui, appena avvicinava il naso a un superalcolico, veniva scosso da un singhiozzo pazzesco, reazione del suo sistema nervoso all'alcol. Bastava l'odore!!!!
Li preparava per gli altri e lui ne poteva bere poco poco solo di uno a base di succo di arancia, non troppo forte.

Per questo ho scelto un cocktail che avesse del succo di arancia. 
Poi ha influito certamente la mia passione per il gin, escludendo il Negroni, grande amore, ma sicuramente inflazionato.







Il cocktail che ho scelto quasi immediatamente è il Paradise codificato I.B.A.
e queste è la ricetta ufficiale.





Devo dirvi quanti ne ho assaggiati in giro per i migliori bar di Genova? così tanto per essere sicura di aver capito bene com'era.















Decidere come trasformarlo in un piatto è stato molto difficile e ogni giorno cambiavo idea, nulla mi sembrava corretto, nulla filava liscio e i risultati delle prove sempre deludenti.






Il termine della sfida si avvicinava senza risultati quando ho deciso che non dovevo cuocere proprio nulla, che se alcol doveva essere, che lo restasse al 100%.
E sono approdata al sushi anche se vi confesso che ieri al mercato ho avuto una visione di "Frittelle di baccalà Paradise", ma ormai gli acquisti erano fatti e sushi fu.







CHIRASI SUSHI PARADISE
Per 2 persone

Sgombro marinato
2 filetti di  sgombro freschissimi, circa 150 g (uno sgombro intero da 250 g circa)
il succo di un’arancia
il succo di mezzo limone
50 ml di apricot brandy
sale
Con una pinzetta togliete tutte le spine ai filetti di sgombro e metteteli a marinare con i succhi, il brandy e il sale per un’ora ben sigillati e in frigo.





Gamberi marinati
10 gamberetti rosa freschissimi
100 ml di gin
sale
Sgusciate i gamberetti e metteteli a marinare nel gin e sale per un’ora ben sigillati e in frigo.


Maionese all’arancia
1 uovo
Olio di semi di arachidi o girasiole
Sale
Il succo filtrato di un’arancia
La buccia di un’arancia finemente grattugiata
Frullate l’uovo con l’olio, il sale e il succo di arancia fono ad ottenere una maionese soda.
Aggiungete la scorza grattugiata, regolate di sale e mettetene 2 cucchiai in una sac a poche con bocchetta liscia sottile. Conservate in frigo.

Gelatina al gin
100 ml di gin
100 ml di acqua
½ cucchiaino di agar agar
1 cucchiaio raso di zucchero
Sale
Mescolate tutto, portate a temperatura superiore a 85 gradi per mezzo minuto, spegnete e fare intiepidire.
Versate parte della gelatina in due coppette da martini riempiendole fino a metà altezza.
Con la gelatina rimanente riempite uno stampo multiplo a ciambelline, ve ne serviranno solo 4
Lasciate solidificare completamente.

Albicocche agrodolci
2 albicocche secche
2 o 3 cucchiai di apricot brandy
1 cucchiaio di aceto di mele
1 pezzetto di peperoncino
Tagliate le albicocche a sfogliette molto sottili e mettetele a marinare nel liquore, aceto e peperoncino per un’ora.

Riso per sushi
70 g di riso piccolo e tondo
30 ml di aceto di mele
30 ml di gin
1 cucchiaio di zucchero
Sale
In un pentolino unite aceto, gin, zucchero e sale e fate scaldare finchè lo zucchero sarà sciolto. Fate intiepidire.
Fate bollire il riso in abbondante acqua salata, scolate e versate in un vassoio largo. Versate sopra il condimento preparato, mescolate con un cucchiaio allargando il riso in modo che si raffreddi e si rivesta del condimento.

Per completare
Qualche ciuffetto di barbina di finocchio
2 fette di arancia



Disponete il riso nei bicchieri sopra la gelatina al gin riempiendoli fino a 1 cm dall’orlo.
Scolate i filetti di sgombro, i gamberi e le fettine di albicocca e asciugate tutto accuratamente
Tagliate i filetti di sgombro in 5 fettine diagonali (scartate la parte troppo sottile verso la coda)
Ricavate dalle fette di arancia 10 spicchietti eliminando le pellicine
Sistemate in ogni bicchiere 5 fettine di sgombro alternate ai pezzetti di arancia e 5 gamberetti alternati ai ciuffetti di finocchio.
Al centro create una rosellina con le fogliette di albicocca, decorate con gli anelli di gelatina al gin e ciuffetti di maionese all’arancia.
Servite immediatamente, naturalmente con un bicchiere di cocktail paradise ben freddo.





Ecco!
il mio Cocktail Paradise è del colore sbagliato!
è rosso 
mannaggia ho beccato un'arancia sanguinella!
Buonissimo, ho rispettato le proporzioni IBA ed è ben più tosto di quelli bevuti in giro!










Questa ricetta partecipa all' MTChallenge n.69




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