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domenica 7 gennaio 2018

CANEDERLI DI FRATTAGLIE BIANCHE E LATTUGA PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

Di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano si festeggia la Giornata Nazionale dei Canederli,  piatto diffuso in tutto il nordest italiano di origine mitteleuropea, ricetta molto antica che permetteva il riciclo del pane raffermo e di altri avanzi di cucina.


 Sulla pagina di oggi del Calendario del Cibo Italiano troverete le versioni classiche e tante altre originali 




Nella cucina ligure il pane raffermo si usa moltissimo per tutta una serie di ripieni e ricette varie, per ammorbidire le farce.

Il borgo di Triora - foto da QUI
Il nostro entroterra è ricchissimo di ricette che usano principalmente il pane di recupero e le erbe che nascono spontanee nei prati, ma anche fra i sassi dei sentieri e dei muri a secco delle fasce.
Affinità di montagne ed erbe, mi hanno portato direttamente a Triora, paesino nell’entroterra imperiese. 
Il paese antico e bellissimo è famoso per i processi alle streghe (a fine del 1500 ce ne hanno anche bruciata qualcuna).


E se non sono le streghe che usano le erbe!




L'altra cosa per cui Triora è famosa è il PANE: fanno un pane ”antico” e delizioso, scuro e profumato, perfetto per questa ricetta. E’ un pane scuretto, senza grassi, realizzato semplicemente con acqua, sale, farina tipo 1 e lievito di birra e spolverato di crusca.










CANEDERLI DI FRATTAGLIE BIANCHE IN CREMA DI LATTUGA

C’è un altro piatto ligure che adoro, che sta cadendo in disuso e non si trova quasi più nei ristoranti.
Parlo delle “Lattughe ripiene in brodo”, altro piatto fatto con ingredienti poveri, dal risultato raffinato, delicato e squisito ovviamente. L’originale prevede un cuore di lattuga a porzione farcito con un ripieno di pane raffermo e un trito di carne, cervella, filoni, animelle ripassate in padella, macinato e condito con uovo, formaggio, erbe profumate. Richiusi a palla i cuori di lattuga vengono fatti sobbollire in brodo di carne e serviti nello lo stesso brodo fumante con qualche fogliolina di maggiorana. Una delizia dimenticata, ve lo assicuro. 
Ho mantenuto gli ingredienti del ripieno nei canederli e la lattuga è diventata una morbida passata di accompagnamento realizzata con base di brodo di carne e patata lessa.






I Canederli 
per 12 pezzi da 3-4 cm di diametro
Per la scelta del tipo di pane migliore per questa ricetta e per i consigli su come realizzare i canederli alla perfezione trovate QUI  tutti i dettagli per una realizzazione impeccabile.

100 g di pane di Triora secco (oppure affettato e seccato in forno a bassa temperatura perché non tosti)
50 g di latte intero
½ uovo battuto
20 g di pecorino sardo semistagionato
1 grattata di noce moscata
1 cucchiaino di erba cipollina tritata
1 cucchiaio raso di farina
200 g di farcia di carni tritate (ricetta qui di seguito)
4 foglie medie di lattuga sbianchite e asciugate
4-8 fogliette piccoline del centro della lattuga per guarnire

Tagliate il pane a fette e poi dadini piccoli, max 1 cm, meglio meno. Mescolate il latte e l’uovo con poco sale, amalgamate bene, poi versate sui dadini di pane, distribuite bene e lasciate riposare almeno 20 min mescolando ogni tanto. Il pane deve essere leggermente inumidito, non inzuppato.



Aggiungete al pane tutti gli altri ingredienti tranne la farina, mescolando velocemente, quindi unite la farina e impastate con le mani compattando e distribuendo bene gli ingredienti. 
Inumiditevi le mani e fate un canederlo di circa 3-4 cm compattando bene. Scaldate il brodo che deve sobbollire piano e fate la prova cottura cuocendo il canederlo 5 minuti. Non deve sfaldarsi ma restare compatto. Se si rompe aggiungete poco pangrattato all’impasto.
Realizzate tutti i canederli, con queste dosi ridotte me ne sono venuti 12 piccolini.
Fateli bollire nel brodo per circa 5 minuti finchè verranno a galla, poi scolare delicatamente.


La farcia di carni
100 g di carne tritata magra
100 g di filoni
100 g di animelle
100 g di cervella
2 cucchiai di trito di sedano carota cipolla porro
1 cucchiaio scarso di prezzemolo tritato
½ spicchi di aglio
20 g di burro
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 mestolo di brodo
Sale
Pepe
Pulire accuratamente animelle cervella e filoni, tagliarli a pezzetti piccoli e rosolarli con le verdure tritate in olio e burro. Bagnare con il brodo e cuocere a fiamma bassa semi coperto finchè non si è asciugato il liquido. Lasciare raffreddare e tritare non troppo fine. Ve ne serviranno 200 g.




Per completare il piatto:

La crema di lattuga
1 patata circa 250 g
½ lt di brodo di carne (qui di seguito)
1 lattuga (tenere 8 fogliette centrali per la decorazione e 4 medie per fasciare un canederlo a testa)
Pulire la patata e cuocerla a dadini nel brodo regolando il sale.
Quando la patata è cotta aggiungere la lattuga tagliata a striscette. Cuocere un attimo finchè appassisce appena senza perdere il colore brillante, poi togliere dal fuoco e frullare tutto. 

Il brodo di carne
300 gr di muscolo o matamà
1 pezzo di “ossette” o biancostato
1 coscia di pollo senza pelle
2 pezzetti di coda
1 costa di sedano
1 carota
1 cipolla bianca piccola
1 pezzo di porro
2 gambi di prezzemolo
2 pizzichi di timo
1 pomodoro secco
1 chiodo di garofano
1 foglia di alloro
2 bacche di ginepro
2 grani di pepe
4 capsule di cardamomo
Poco sale
Pulire le verdure e tagliarle a pezzi grossi, mettere tutto in pentola a freddo tranne il pollo, coprire di acqua e portare a bollore. Aggiungere il pollo e sobbollire schiumando per 2 ore. Filtrare e rimettere in pentola. Ne servirà almeno un litro per cuocere i canederli, qualche cucchiaio per la farcia di carni e mezzo litro per la crema di lattuga.


Composizione del piatto
Mettete mezzo mestolo di crema di lattuga calda sul fondo di ogni piatto, sopra due o tre canederli più uno rifasciato con la foglia di lattuga sbianchita per porzione, decorate con una o due fogliette di lattuga e servite caldi con altra crema ben calda a parte.



Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Canederli
https://it.wikipedia.org/wiki/Cucina_ligure
http://www.asmallkitcheningenoa.com/it/lattughe-ripiene-in-brodo/


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mercoledì 29 novembre 2017

I 100 MENU' DI VERONELLI: IL LIGURE

di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano festeggiamo la Giornata Nazionale di Luigi Veronelli

Luigi Veronelli (Milano, 2 febbraio 1926 – Bergamo, 29 novembre 2004) è stato un enologo, cuoco,  gastronomo, e scrittore italiano.
Viene ricordato come una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano. Antesignano di espressioni e punti di vista che poi sono entrati nell'uso comune e protagonista di caparbie battaglie per la preservazione delle diversità nel campo della produzione agricola e alimentare, attraverso la creazione delle De.Co. (Denominazioni Comunali), le battaglie a fianco delle amministrazioni locali, l'appoggio ai produttori al dettaglio.

Chi era Luigi Veronelli, Gino per gli amici? Oggi avrebbe quasi 91 anni e forse lo conosceremmo per qualche dichiarazione di fuoco contro gli chef catodici e le moderne trasmissioni di cucina.
Se ne andato via prima del boom della cucina mediatica ed è per questo che molti giovani gourmet o presunti tali sanno poco o nulla di lui. 

Per la cronaca non era un sommelier, ma l’uomo che ha inventato il vino italiano come lo conosciamo oggi, non era un giornalista bensì prima di tutto un editore, non un saggio ma un filosofo.
Anarcoenologo, nella definizione forse più azzeccata che è stata data di lui. 

Prima della Clerici ha bucato gli schermi fra i fornelli assieme ad Ave Ninchi, ha inventato i presìdi, smascherato le frodi sull’olio extravergine di oliva e scritto pagine di analisi politica applicata ai prodotti della terra.
Vogliamo ricordarlo con una carrellata di menù regionali tratti dal suo libro I 100 Menù di Luigi Veronelli, Ed. Fabbri 1981, sulla pagina di oggi del Calendario del Cibo Italiano trovate tutti i link per provare i suoi pranzi e seguendo l'hashtag #c52luigiveronelli sui social troverete molto altro.

Io vi propongo il menù ligure che ho seguito quasi alla lettera e che mi ha riservato piacevolissime sorprese.

Le pagine originali del libro, con l'interessante introduzione (e 2 ricette alternative)

Si nota subito l'assenza di un primo piatto tradizionale, ma inizia con un antipasto sostanzioso e il secondo, accompagnato da fette di pane abbrustolito, è praticamente un piatto unico completo. Al posto del dessert troviamo una portata di formaggio e il pranzo si chiude con semplice frutta fresca di stagione.



MENU' LIGURE per 4 persone

Bignè di sardine

Cernia in umido

Formaggella ligure

Frutta fresca di stagione

Ad accompagnare questo menù un Vermentino....... ma sardo invece che ligure!!!




Bignè di sardine
piacevolissima scoperta di una soffice pastella al burro
12 sardine
50 g di farina 0
10 g di burro fuso
75 g di acqua
1 albume montato a neve fermissima
olio per friggere (io arachidi)
sale
1 limone


Pulire le sardine togliendo le piccole squame, testa, interiora e lisca. Lasciate la coda. Asciugatele molto bene aperte a libro.
In una terrina mescolate farina, acqua e burro con un pizzico di sale. Battete bene per ottenere una pastella liscia. Fare riposare un poco, poi incorporare i bianchi facendo attenzione a non smontarli.
Scaldate abbondante olio in una padella per fritti.
Tuffate le sardine nella pastella tenendole per la coda e immergetele subito nell'olio caldo. La pastella si gonfierà proteggendo il pesce dall'eccessivo calore e dentro resterà bello succoso e saporito.
appena dorate da un lato voltatele e fate dorare anche l'altro, poi scolate bene e salate leggermente solo un attimo prima di servire su carta da fritti e accompagnate da limone a spicchi o tagliato artisticamente.





Cernia in umido
Premessa importante: non ho trovato la cernia, nè altro pesce simile abbastanza grande da essere affettato, ho ripiegato quindi su fette di nasello con ottimi risultati.
4 fette di Cernia (io Nasello) dalla parte centrale del pesce (oppure 8 piccole)
200 g di filetti di pomodoro ben asciutti (io ho aggiunto 1/2 bicchiere di passata di pomodoro)
1 cipolla piccola affettata fine
1 spicchio di aglio
2 patate medie non farinose, pulite e affettate non troppo fini
1 cucchiaio di prezzemolo tritato fino
1 mazzetto con un pezzo di sedano, 1 foglia di alloro, un ciuffetto di prezzemolo, tutto legato insieme
1/2 bicchiere di vino bianco secco (io vermentino)
olio extravergine di oliva
sale e pepe
4-8 fette di pane tostato in forno e strofinato con aglio (io non ho strofinato!)


In un tegame largo rosolate nell'olio cipolla, aglio e mazzetto guarnito a fuoco dolce. Aggiungete il pomodoro fresco e la conserva, sale e pepe e fate cuocere 5 minuti, poi aggiungete il vino e le patate. se fose troppo asciutto aggiungete un poco di acqua. Portate a ebollizione e fate cuocere coperto finchè le patate non sono quasi pronte. togliete dal tegame il mazzetto e l'aglio e mettete fra le patate le fette di pesce in modo che stiano dentro il sughetto. aggiungete un filino di olio, chiudete il coperchio e fate cuocere 5 o 6 minuti girando le fette a metà cottura. Alla fine spolverate di prezzemolo tritato.
Intanto tostate il pane, strofinatelo eventualmente con l'aglio a piacere e disponetele sul fondo di un piatto di portata largo e un poco fondo.
Appena il pesce sarà cotto, disponete sulle fette di pane prima le patate, poi le fette di pesce e infine versate sopra l'abbondante sugo che non dovrà essere troppo ristretto, quasi una zuppetta da servire nei piatti fondi.  Servite altro pane tostato a parte.




Formaggella ligure
12 fette sottili di formaggetta (io formaggetta morbidezza Val D'Aveto, stagionatura 10 giorni)
4 cucchiai di olive taggiasche in salamoia
olio extravergine di oliva


E per finire frutta fresca di stagione, un pieno di dolcezza naturale!!!





Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Veronelli
https://www.lacucinaitaliana.it/storie/luoghi/luigi-veronelli-cucina-vino-olio-storia/

Veronelli, L., I Cento Menù, Ed Fabbri 1981

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venerdì 1 luglio 2016

IL CIUPPIN - ZUPPA DI PESCE TUTTA ZENEIZE

di Vittoria




Oggi le Zuppe di Pesce sono protagoniste di una Giornata Nazionale del Calendario Italiano del Cibo di cui è Ambasciatrice Cristina Gallitti di Poverimabelliebuoni
Contribuisco a questa giornata con Il Ciuppin, zuppa di saporito pesce di scoglio, tipica della riviera ligure di levante, in particolare della zona di Sestri Levante.
E' una zuppa passata come la "soupe de poisson" della riviera francese, molto diversa dalle zuppe come brodetti, caciucco, bouillabesse o buridda genovese dove pesci e molluschi sono interi, a filetti o a pezzi, ma comunque ben distinguibili.
La zuppa di pesce è presente in tutto il bacino del mediterraneo con numerosissime varianti anche a pochi chilometri di distanza. Cambiano i pesci utilizzati, ma anche soffritto, erbe, peperoncino, vino, pomodoro si o no, zafferano. Rimane però un piatto nato dall'esigenza popolare di utilizzare pesci piccoli e di scarsa conservabilità, che altrimenti sarebbero andati sprecati. Il piatto è molto ricco e sostanzioso, non si può definire solo un primo, ma si colloca più in un limbo fra le pietanze e i piatti unici essendo quasi sempre accompagnato anche da abbondante pane.
Il Ciuppin , denso e saporito intingolo che nobilitava gli avanzi del pescato o di pescheria, era perfetto per tuffarvi ad assumere nuovo sapore e sostanza quel pane raffermo che rappresentava uno dei pilastri del sostentamento familiare.
Il nome "Ciuppin" deriva probabilmente dal dialettale "sùppin" cioè zuppetta.


CIUPPIN
per 4 persone
1 kg di pesce di scoglio (gallinella, sarago, occhiate, scorfano, triglia, cappone)
1 cipolla piccola,
2 spicchi di aglio,
400 g di pomodori carnosi.
1 ciuffetto di prezzemolo
1 bicchiere di vino bianco
1 lt acqua
olio extravergine di oliva
sale, pepe

Scaldate 2 o 3 cucchiai di olio in un tegame largo e basso e rosolate la cipolla affettata finemente insieme a due spicchi di aglio schiacciati. Appena imbiondito il soffritto aggiungete il pomodoro spellato, privato dei semi e tritato grossolanamente a coltello e il prezzemolo tritato finemente. Salate, fate insaporire qualche minuto, poi aggiungete il vino e fate sfumare. appena evaporato il vino aggiungete il litro di acqua, portate a ebollizione e aggiungete il pesce già pulito e squamato. Fate sobbollire adagio per 20 minuti.
Fate intiepidire e passate tutto al setaccio con il brodo di cottura, in modo da eliminare tutte le lische e gli scarti. Non deve essere troppo denso, ma neppure completamente liquido.
Rimettete al fuoco il passato per riportarlo a bollore, regolate di sale e pepe e servite immediatamente con delle fette di pane abbrustolito.


Fonti:
F.Accame, Mandilli de saea, pag 44 - Ed.Valenti
P.Lingua, La Cucina dei Genovesi, pag 171 - Ed. Franco Muzzio



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domenica 26 gennaio 2014

UNO SPEZZATINO TRADIZIONALE LIGURE PER L’MTCHALLENGE N.35

Sottotitolo:
la storia di come, per un incauto acquisto, l’agnello si trasformò in tacchino e il piatto diventò un po’ meno tradizionale, ma più economico e adatto al periodo attuale di spending review!!!!
(nel frattempo mi hanno dimezzato orario di lavoro e stipendio, sapevatelo!)

di Vittoria


Eccoci dopo la pausa natalizia al nuovo appuntamento con il gioco dell’MT Challenge. Grazie alle superwoman della redazione!!!!
Questa volta le sorelle Calugi de La Cucina Spontanea ci hanno proposto lo spezzatino, piatto che adoro perché si presta a mille varianti e interpretazioni.
Loro ci propongono la ricetta classica di carne bovina con patate e tanto bel sugo dove fare una deliziosa “puccia” …che forse è la parte migliore del piatto. La loro ricetta perfetta la trovate QUI, viene voglia di mangiarlo solo guardando la fotografia.

Ma veniamo a noi. Che versione fare? Come interpretate?
Come sempre mi piace rimanere legata alla tradizione della mia terra, la Liguria, che di abbondanza di carne non ne ha mai vista e la poca che c’era si faceva “rendere”. Questo esclude subito la carne bovina e di conseguenza la scelta è caduta sull’agnello, ben conosciuto e usato dalle nostre parti.
Agnello sardo o piemontese, ma anche produzioni locali, direi addirittura familiari.
E poi a me l’agnello piace moltissimo.

Quale occasione migliore per farvi conoscere lo spezzatino di agnello con carciofi in fricassea?

La FRICASSEA è una preparazione ligure (ma da mie indagini anche sarda, con nome quasi uguale, grazie MIRIAM) molto usata per arricchire di sapore e nutrimento ciò che si portava in tavola.
Si tratta di preparare un’emulsione di uovo e succo di limone battuti insieme con un poco di sale, di versarla nel tegame all’ultimo momento, mescolare bene in modo che tutto si amalgami e si formi un bel sugo cremoso e servire subito pena ritrovarsi con un “mapazzone”



Ebbene tutto era deciso, non restava che fare la spesa!!!!
……. così mi avviai al mercato per procurarmi l’agnello da un banco specializzato che commercia agnello sardo e i carciofi dal mio spacciatore di fiducia, carciofi di Albenga, spinosi dalle foglie croccanti e dal cuore gustoso e saporito. Il meglio del meglio per mettere in gara una preparazione ligure poco conosciuta.
Acquisto i carciofi (e una borsata di verdura per la settimana) e mi avvio al banco della macelleria ovina.
Vi pare che posso fare una sola cosa alla volta? Certo che noooooooo!
Mi metto in coda con santa pazienza e rispondo a qualche mail, un messaggio, leggo qualcosa su FB, ecco tocca a me e ordino lo spezzatino di agnello.
In quel momento arriva la fatidica telefonata e io incauta invece di lasciar perdere rispondo e inizio una delle solite discussioni surreali con mia madre………….
Intanto il macellaio mi chiede se non preferisco un bello spezzatino di castrato che ha lì già bello pronto, che la carne è più saporita e regge meglio una cottura lunga….. e costa meno….
guardo e l’aspetto IN APPARENZA è invitante (continua la telefonata, ovviamente sono distratta) e accetto lo scambio.
Lui incarta, pago e finito il mio giro spesa del sabato me ne torno a casa.
Ovviamente non apro l’involto fino alla domenica quando apro e mi rendo conto che il famoso “spezzatino di castrato” altro non è che un ammasso di pezzi di ossa, pellacce della pancia, grasso, ritagli di code delle costolette, robaccia varia non identificabile…… un pezzo di carne sana non l’ho trovato.
Ecco cosa succede ad essere distratti mentre si compra una cosa nuova, soprattutto se “consigliata” ad hoc!
Ho maledetto me, la distrazione e il macellaio disonesto e poi essendo domenica non ho potuto fare altro che un tentativo di recupero scalcando, selezionando, cercando i pezzetti commestibili in quel mare di scarti. Qualcosa ho ricavato, ma dopo lunga cottura ho ottenuto solo una massa di pezzetti coriacei in un mare di grasso puzzolente……………. Ovviamente è finito tutto nella spazzatura, avrei fatto meglio a richiudere l’involto e riportarglielo il lunedì.
Eh si però ora che faccio? I carciofi puliti aspettano un compagno di viaggio e l’MTChallenge dopotutto è una sfida, mica posso arrendermi così……
Domenica pomeriggio ho una sola chance, il supermercato …… ed è li che ho la folgorazione, nel banco macelleria c’è un bel pacchetto con un invitante SPEZZATINO DI TACCHINO.
La carne di tacchino in genere non mi piace perché ha quel gusto …di gallinaccio! Ma stavolta devo vincere una sfIda con me stessa prima che all’MTChallenge, quindi TACCHINO SIA!



SPEZZATINO DI AGNELLO TACCHINO E CARCIOFI IN FRICASSEA

Ingredienti per 4 persone:

1 kg di polpa diAGNELLO
1 kg di coscia di tacchino tagliata a cubetti di circa 2 cm
5 carciofi – quelli con le spine, di Albenga ancora meglio!
1 cipolla bianca grossa affettata a spicchi sottili
1 bicchiere di vino bianco secco, circa 100 ml
1 bicchiere grande di brodo vegetale o di pollo, circa 200 ml
2 cucchiai di trito misto di sedano/carota/cipolla/
1-2 spicchi di aglio (io preferisco quello rosso)
4 foglie di salvia
1 foglia di alloro
Sale, pepe, olio extravergine di oliva

Per la salsa finale:
2 uova medie
Il succo di 1 limone grosso, circa 100 g

Per accompagnare lo spezzatino
Una o due fette a testa di pane pugliese cotto a legna e tostato





La pentola di coccio dove cuocerlo lentamente
io ne ho una turca bellissima regalo di mia sorella Lilli che va in Turchia spesso. E’ molto rustica, non smaltata, ma l’interno è completamente nero, probabilmente è stata fatta una sorta di vetrificazione con un calore forte, forse con delle braci messe all’interno.


Fate scaldare la pentola di coccio, poi fate appassire il trito di verdure con due o tre cucchiai di olio, la foglia di alloro e lo spicchio di aglio.
Aggiungete i cubetti di polpa di tacchino e le foglie di salvia e fateli colorire, poi sfumate con il vino e cuocete fino a completa evaporazione.
Aggiungete la cipolla bianca affettata, abbassate il fuoco al minimo, coprite parzialmente e portate a cottura la carne aggiungendo poco brodo se necessario.
Intanto pulite i carciofi:
levate le foglie dure, tagliate via la punta con le spine, divideteli in due, con un coltellino piccolo (meglio a lama curva) togliete il fieno interno e metteteli a bagno in acqua e limone perché non scuriscano.
Quando la carne vi sembrerà quasi a fine cottura aggiungete i carciofi tagliati in 8 spicchietti e proseguite la cottura per circa 15 minuti, finchè saranno teneri. Deve esserci sul fondo della pentola un bel sughetto abbondante. Levate l’aglio e l’alloro.
Battete le due uova intere con il sale e il succo di limone e versatele nello spezzatino mescolando bene perché il composto rivesta bene lo spezzatino addensandosi fino a formare una bella cremina. Spegnete subito il fuoco perché se cuoce troppo si raggruma. Se risulta troppo denso aggiungete qualche cucchiaio di brodo caldo. Servire subito.
Io ho accompagnato questo piatto con un profumatissimo pane pugliese cotto a legna tostato, perfetto per raccogliere ogni goccia del sughetto.





Questa ricetta partecipa all’MTChallenge n.35 di gennaio 2014


Nota del 27/01/14
Faccio outing: credo proprio di essere fuori concorso......
Mannaggia mi sono accorta ora che il pane per la puccia doveva essere homemade. 
Io ho usato un pugliese favoloso acquistato su bancarella pugliese, con meravigliosa crostona da pane cotto a legna e profumo delizioso.... ma non è mio! ...mi sa che stavolta la scure delle giudichesse si abbatterà inesorabile. 
ecco ora vado a scrivere il post dell'altro va.....


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sabato 25 maggio 2013

Polpettone alla genovese

Proseguo con le ricette che ho preparato per il buffet in occasione della Cresima di Matteo.
Oggi e' il turno del polpettone alla genovese.
Ricetta GE-NO-VE-SIS-SI-MA.... servira' pure a qualcosa avere tanti amici a Genova, no???
E qui sono andata a scomodare due personaggini di tutto rispetto: la mia cara Nadiuzza e il carissimo Fedo Olimpo! Insomma sono in una botte di ferro!

Ovviamente essendo il polpettone una ricetta di famiglia, ogni famiglia la fa a suo gusto anche se ho capito che ci sono dei must:
- i funghi ad esempio, chi non li ama non li usa, ma la ricetta li vuole.
- poi mi dicono maggiorana come se piovesse.
- le verdure: patate e fagiolini obbligatori, poi c'e' chi li ripassa in padella dopo averli lessati e chi no, chi aggiunge una cipolla e una carota lessate e chi no.
- e infine lo spessore...il polpettone e' basso, 2 o 3 cm...non di piu'!

Io mi sono letta i consigli di uno e dell'altro e alla fine l'ho fatto cosi':

Polpettone genovese - cucinato da una brianzola (ma c'e' di peggio nella vita, no?)
Ingredienti:
500 gr fagiolini
500 gr patate
2 uova (erano piccole)
funghi secchi (un pugnetto)
maggiorana fresca
sale
pane grattugiato
olio evo

far bollire patate e fagiolini separatamente. Passare le patate nello schiacciapatate e tritare i fagiolini finemente (io schiacciati con la forchetta), mettere in una terrina, aggiungere i funghi ammollati e tritati, la maggiorana tritata e un uovo (o due a seconda delle dimensioni,  non deve venire durissimo come consistenza ma restare morbido; io infatti ne ho usati 2). Aggiustare di sale e mettere in una teglia unta. Pareggiare la superfice con una forchetta in modo da lasciare i segni con i rebbi. Cospargere di pane grattugiato e versare un filo di olio. Cuocere a 180 gradi per circa 30-35 minuti. Deve venire una crosticina buona buona.


Note personali:
io ho aggiunto anche una cipolla bollita coi fagiolini e una carota bollita con le patate e tritate nell'impasto e devo dire che mi sono piaciute molto. La verdura NON l'ho ripassata in padella prima di amalgamarla agli altri ingredienti.
La maggiorana: non c'e' stato verso di trovare dalle mie parti la maggiorana fresca quindi ho duvuto ripiegare su quella secca...non insorgano i genovesi, ma come dicevo sopra, tutto sommato c'e' di peggio, no?
Aggiunto anche qualche cucchiaio (3) di formaggio grattugiato.

La foto e' solo questa e portate pazienza se non sono riuscita ad allestire un set per postare una foto decente... comunque alla fine il vassoio era vuoto, e' stato molto apprezzato!

Alla prossima ricetta!!!!
Buon fine settimana
Paola
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giovedì 1 novembre 2012

Corzetti con salsa di pinoli



 I corzetti o croxetti in dialetto genovese, sono un'antica pasta tipica genovese. Sono stampati in modo che il condimento aderisca meglio alla pasta. Vengono stampati con degli appositi stampini in legno variamente decorati che si possono trovare nei negozi dei  "caruggi" genovesi. I corzetti sono  nati nel Medioevo ma nell'epoca Rinascimentale le famiglie nobili genovesi  facevano realizzare, dai propri cuochi, questo tipo di pasta con impresso lo stemma della famiglia, tutto ciò con lo scopo di rammentare ai commensali l’importanza della loro famiglia. Erano stampati diversamente sui due lati e generalmente su di uno compariva una piccola crocetta, "cruxetta", da qui il nome.

Ormai sono venduti industrialmente e si possono condire con i tipici condimenti liguri: pesto, salsa di noci e la salsi di pinoli, con cui li ho preparati io.


SALSA DI PINOLI

50 g di pinoli meglio tostati
30 g mollica di pane bagnata nel latte
olio evo
maggiorana
Mettere nel mixer i pinoli e frullarli fino ad avere una pasta omogenea, unire la mollica  e qualche fogliolina di maggiorana.Unire l’olio a filo fino ad avere una salsa cremosa. Aggiungere qualche cucchiaiata di acqua della pasta per diluire la salsa. Volendo si può aggiungere un paio di cucchiai di prescinseua, la tipica cagliata ligure ma io preferisco sentire il gusto dolce dei pinoli. Il parmigiano è facoltativo
Nadia


 
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sabato 14 luglio 2012

Pasta al pesto per festeggiare, invece di una torta!

Ormai è risaputo che non ho un gran feeling con fiori e piante.... cioè... a me piacciono davvero tanto, soprattutto i fiori, ma dato il mio pollice nero (e verso) non c'è modo che qualcuna mi sopravviva, così ho provato a coltivare qualche piantina di pomodoro in un grande vaso sul balcone; il primo anno, sarà stata la fortuna dei principianti, mi son cresciute tre belle piante che mi hanno dato grande soddisfazione e due cene a base di pomodori ciliegia ottimi! Il secondo anno una catastrofe...tante cure per ottenere DUE, giuro DUE, pomodorini! Ridete, ridete... rido ancora io a ripensarci!
Quest'anno mi son data alle piante aromatiche! Basilico, salvia e rosmarino!

Non crediate che sia andata meglio, eh!!!! Il basilico si è suicidato dopo 2 giorni! Schiattato senza recupero, macchenesò io!!!! Fortuna che salvia e rosmarino invece crescono arzilli e rigogliosi, vai a sapere...!
Poi un giorno l'Adele mi prepara un vaso col del basilico e mi dice:
"te, portal a cà, ta vidaret che bon!" (tieni, portalo a casa, vedrai che buono!)
"mamma, ho appena ammazzato una pianta, ci ho messo solo 2 giorni.... "
"ta vidaret, quest chi al vegn bel!" (vedrai, questo qui diventa bello!)

Bhe... da non credere... ho una foresta di basilico sul balcone!!!!



 Così quando Sami una sera mi ha detto: "Mamma, facciamo una bella pasta al pesto?" senza esitazione sono andata dal mio bellissimo basilico, ma non potendo resistere ad aggiungere un tocco in più a questa pasta, alla fine ci ho messo pure zucchine, patate e.... una nota profumata!
Buona, buona, buona!!!! E anche veloce, il tempo di scaldare l'acqua e cuocere la pasta e il tutto è pronto!


Pasta al pesto, zucchine e limone - mia
Ingredienti per 2 persone:
200 gr di spaghetti integrali (avevamo molta fame!!!)
3-4 rami di basilico (ben pieni di foglie!)
2 cucchiai (abbondanti) di formaggio grattugiato
1 patata
1 zucchina
1 cucchiaio di formaggio philadelphia
1 manciata di pinoli
olio evo q.b
limone
sale, pepe e spezie

Mettere a scaldare l'acqua della pasta. Sbucciare la patata, tagliarla a dadini piccoli e metterli nell'acqua (quella dovce cuoceranno gli spaghetti) a cuocere.
Pulire e tagliare a fettine sottili la zucchina e stufarla in un cucchiaio di olio e aromi a piacere (io un mix di spezie per insalate) finchè non inizierà a colorire. Ci vorranno 10 minuti scarsi!
Nel frattempo preparare il pesto: lavare le foglie di basilico, metterle in un contenitore con i pinoli, (aglio se piace, io sto giro non l'ho usato), l'olio extravergine, sale e pepe e frullare con il minipimer fino ad ottenere una crema.
Apro una parentesi:
So che questo procedimento veloce fa accapponare la pelle dei genovesi, non me ne voglia nessuno!!! Il procedimento tradizionale prevede di pestare il basilico e i pinoli nel mortaio con l'aggiunta di granelli di sale grosso che aiutano a frullare; ho il mortaio regolamentare (regalo del SignorNO) e una volta l'ho fatto, giuro.... ho avuto male al braccio una settimana, un lavoro faticosissimo!
Quindi se devo scegliere tra un pesto industriale e uno fatto col frullatore....buona la seconda!
Chiusa parentesi!

Aggiungere alla crema il formaggio grattugiato e il philadelphia (da me va via meglio del pane!) e mescolare fino a rendere il tutto ben omogeneo. Se necessario aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta.
Scolate la pasta e le patate, condite con il pesto, aggiungete le zucchine e date una grattugiata di buccia di limone! Mescolate bene il tutto e servite! E' buona anche tiepida!
Io ho decorato con dei rametti di fiori di basilico!

Se il profumo è fantastico il sapore è ancora meglio, provatela!


E con questo piatto vorrei augurare un buonissimo compleanno a Carola, un'amica cara che non si offenderà se non le ho postato una torta, ma che apprezzerà il pesto che le ricorda la sua Genova, e gradirà le aggiunte un pò diverse proprio perchè lei è come questa pasta, dolce come le zucchine, forte come il basilico  e unica come il profumo del limone! E so che quando leggerà quello che ho scritto scoppierà in una grandissima risata come solo lei sa fare!!!
Auguriiiiiii!!!!!

Un abbraccio a tutti e buon fine settimana
Paola

Paola
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venerdì 15 giugno 2012

Focaccia di Recco. Il mio post bianco

Da quando ho aperto il blog ho avuto modo di conoscere  persone fantastiche e di fare esperienze che mai avrei immaginato... il web e' un mondo ricco di sorprese e iniziative davvero sorprendenti, alcune molto profonde e importanti, altre semplicemente di svago, come questa che vi voglio raccontare.
Quando mi ha contattata Mariachiara raccontandomi  la sua proposta, l'ho trovata veramente divertente e ho subito accettato di collaborare alla diffusione dell'evento.
Vi copio la sua mail, cosi' capite!

Ciao a tutti


Mi chiamo Mariachiara, gestisco il blog thechefisonthetable.it insieme al mio compagno Fabrizio :)
Qualcuno di voi già mi conosce, di persona, per avventure di blog o per i mille casi della vita: forse, quindi, molti di voi già sanno che mi sono trasferita da poco a Torino, dopo 6 anni a Milano.


Tra le diverse cose che non ti aspetti di Torino, e che pochi ti raccontano, è che Torino è foriera di meraviglie, tra luoghi sorprendenti, giochi di luce ed eventi che non ti aspetti: è proprio per uno di questi eventi che vi scrivo, per invitare voi tutti a parteciparvi in quel modo che solo noi foodblogger riusciamo a creare.


L’evento (Cena in Bianco)
Qualche settimana fa, grazie a Lydia e al suo post su Gastronomia Mediterranea, ho scoperto l’iniziativa di Antonella Bentivoglio d'Afflitto, direttore creativo di The Kitchen of Fashion: una cena in bianco, qui a Torino, organizzata come flash mob, ossia con data e luogo segreti fino all'ultimo, per strade e piazze della città, a cui tutti sono invitati e tutti ne sono protagonisti. Gratis la partecipazione.
Potete vedere qualche esempio qui o, per rimanere a livello nostrano, tra gli splendidi Calycanthi.


Come funziona? (Istruzioni per l’uso)
Tutti i curiosi possono inviare una mail a cenainbiancotorino@gmail.com: il giorno prima dell’evento si verrà informati sul luogo e sull’ora dell’evento. Ogni partecipante dovrà portare con sé sedie e tavolino pieghevoli (bianchi!) e vivande al seguito, tovaglia bianca, piatti e bicchieri non di carta, magari candele, acqua e/o vino e ovviamente essere vestiti in bianco!
Suggestione massima! Si apparecchia e si sparecchia e non si lascia traccia :)
Tutti si possono iscrivere e più siamo, più sarà magico :)


Perché? (Motivi per cui le persone hanno idee bizzarre)
La cena in bianco ha lo scopo di riportare all'atmosfera del giocare in cortile, dello stare insieme per strada come nei vecchi paesi: vivere e riappropriarsi del territorio da un lato, essere protagonisti della città e non spettatori. Stare insieme in una piazza, in un luogo di scambio di connessioni umane, di contaminazioni di idee e di energie.


Noi foodblogger! (Perché siamo più bizzarri di tutti)
Facciamo un foodblogger-flashmob sul tema del bianco per promuovere l’evento?
Qualche tempo fa avevamo già realizzato qualcosa del genere per il Pic Nic in bianco dei Calycanthi http://www.thechefisonthetable.it/2011/09/26/il-post-bianco-il-pic-nic-dei-calycanthi/, ma ora vogliamo creare una rete di post ampissima e... segreta!
Sì, proprio come un flash mob all’esterno nessuno saprà la data tranne noi, e la rete sarà invasa di post in bianco con un effetto sorpresa, originale, fresco e bizzarro :)


Cosa possiamo fare (I dettagli)
L’invito è di produrre un post in bianco il giorno 15 giugno e di pubblicarlo tutti insieme possibilmente entro le 11 del mattino. Con post in bianco si intende: ricetta con un ingrediente bianco, ambientazione della ricetta con accessori tavoli sedie piatti bianchi, una foto con descrizione di qualcosa di bianco legato al food, una foto con descrizione di vino bianco...
Il post dovrà citare l’iniziativa della Cena In Bianco di Torino, e linkare alla pagina Facebook dell’evento https://www.facebook.com/CenaInBiancoTorino?skip_nax_wizard=true.
Col post possiamo invitare le persone a iscriversi alla Cena in Bianco mandando la mail a cenainbiancotorino@gmail.com e a partecipare all’evento!
IMPORTANTE: la data del post dovrà rimanere segreta all'esterno fino al giorno della pubblicazione, altrimenti l'effetto sorpresa verrà vanificato!


Le vostre adesioni (sono importanti)
Vi piace l’idea? Ovviamente se vivete a Torino e dintorni, vi aspettiamo tutti anche in piazza con golosi piatti bianchi. Se invece non riuscirete a esserci, e se l’iniziativa di Antonella vi piace, se magari pensate possa essere d’ispirazione per una Cena in Bianco nella vostra città, unitevi a noi e pubblichiamo il post tutti insieme il 15 giugno!
Sappiate inoltre che chi diffonderà e inviterà amici e contatti a iscriversi potrà essere citato come blog partner.
L'iniziativa torinese, la serie di post in Bianco , compresa questa mail, non hanno nessuno scopo commerciale: lo facciamo solo per stare insieme, divertendoci!
Aspetto le vostre mail di adesione, in modo da avere un’idea di quanti saremo!
Un abbraccio a tutti
Mariachiara e Antonella



Poi ho iniziato a pensare a cosa cucinare di bianco...pannacotta, risotto al parmigiano, baci al cocco... ma alla fine il bianco che preferisco è quello della crescenza! Così, avendo tra le mani la ricetta di quella adorabile strega della Vitto, sono andata sul sicuro e ho preparato la focaccia di Recco.
Risultato eccezionale! Certo il forno di casa non può competere con i forni professionali, ma la ricetta è perfetta e davvero facile da realizzare!


Focaccia di Recco - della Vitto
Ingredienti per una teglia da forno (circa 30x40 cm)
300 gr di farina manitoba (ma le nonne usavano farina normalissima...de Zena)
100 gr di acqua tiepida
50 gr di latte
30 gr di olio evo
1 cucchiaino di sale

Impastare in una ciotola larga.  Deve venire una pasta morbida e non appiccicosa. Dividere in due parti, ungerle e mettere a riposare sotto una ciotola (scaldata in inverno).

Scaldare il forno al massimo possibile perché andrebbe cotta nel forno a legna che va a 350 gradi circa.
Al momento di cuocere la focaccia ungere bene la teglia, tirare una parte della pasta prima con il matterello e poi aiutandosi con pugni e braccia infarinate fino ad ottenere una sfoglia sottile ma assolutamente priva di buchi.
Adagiarla nella teglia facendola sbordare da tutti i lati
Coprire la sfoglia di pezzi di stracchino grandi come una noce. Ce ne vuole un pane da mezzo chilo.
Stendere la seconda sfoglia molto sottile, quasi trasparente e adagiarla sulla prima coprendo lo stracchino. Fare sbordare anche questa.
Passare il mattarello sui bordi della teglia per tagliare la pasta eccedente e nello stesso tempo saldare le due sfoglie.
Inumidire il tutto con un’emulsione di acqua/olio (non affogare, inumidire), pizzicare la superficie della pasta per fare 2 o 3 buchi da dove uscirà il vapore e infornare per 15 minuti. La superficie deve essere dorata e arrostita in qualche punto.
Servire caldissima e colante stracchino bollente perché fredda non è più buona al punto che quando la ordiniamo al ristorante a Recco, ne ordiniamo poca per volta in modo che arrivi sempre bella calda.



La focaccia e' ottima, ormai la faccio tutte le settimane perche' le belve voglio solo "la focaccia della Vitto"!!!! Un angolino (ma davvero ino-ino) avanzato ieri sera l'ho finito a colazione.... ahahahah!
Buon fine settimana a tutti!
Paola
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martedì 18 ottobre 2011

L'IMPORTANZA DELLA PRECISIONE IN PASTICCERIA ...i Profiterolles e l'MTC di Ottobre!!!!

di Vitto



Ci voleva una sfida all’ultimo pasticcino per indurmi a realizzare una ricetta passo passo, seguendo rigorosamente la ricetta data da Stefania di Profumi&Sapori senza sgarrare.
Ebbene si, Alessandra, Daniela e Stefania sono riuscite laddove io sola in anni e anni di tentativi avevo fallito miseramente. La sirena dell’ingrediente “in più” o “invece”, la curiosità di “proviamo a mettere meno zucchero o più burro” “e perché non cambiare farina?” mi avevano sempre ammaliato e la mia cucina è sempre stata molto creativa, ma molto approssimativa. Ovvio che con questo metodo sperimentale è impossibile rifare una ricetta 2 volte uguale!
Ma volete mettere l’emozione (o il brivido di terrore) ogni volta che un piatto esce dal forno? Ta..da… chissà cosa esce stavolta!!!!!
Sorpresa, magia, stupore!
….e qualche volta anche orrore, ciofeca, spatascio!!!!!
Insomma avrete capito che mi piace vivere pericolosamente

magari anche in Vietnam ...con lui!

Ma stavolta NO!
Sarà mica che mi sto avviando a diventare una tranquilla vecchietta?


Stavolta mi sono detta che DOVEVO riuscire a riprodurre fedelmente almeno una ricetta.
Eppoi le regole di Ale e Dani sono spaventosamente inflessibili e minacciose:
“…è obbligatorio fare i bignè secondo la ricetta di Stefania.” “…per chi vuole aromatizzare la pasta choux, invece, è un po' più problematico: dovreste non alterare le proporzioni degli ingredienti della ricetta originale. Se prevedete aggiunte minime (….), che non prevedono altri interventi sulla ricetta, ok. Se invece volete intervenire in modo più massiccio (…..), preferiremmo di no”
E io mi sono spaventata assai (si si traumatizzata) e buona buona ho eseguito alla lettera.

Ecco a voi il risultato che in effetti è stato strepitoso.



Vi metto la ricetta originale di Stefania e le dosi fatte da me (quelle di Montersino, ciè circa 5 volte di più). Io ho fatto bignè piccolini e ne ho ottenuti circa 80 che sono ancora in parte in una scatola di latta e vengono farciti e mangiati tutti i giorni; mio figlio è felicissimo!
Io mi sono limitata a fare delle monporzioni con 4 bignè. Il minimo regolamentare era 3, in effetti come porzione andrebbe bene, ma fate un po’ una pila di 3 bignè!
Ringrazio Stefania e Montersino per i trucchetti che mi hanno permesso di ottenere bignè impeccabili nonostante io abbia un forno a gas che va a preghiere e calci, brucia sotto e non cuoce sopra, non sta chiusa la porta (ma un trucco è ben quello di socchiuderla, no?).

Passiamo alla ricetta, riporto in parte il testo di Stefania e poi le mie modifiche e commenti in rosso corsivo;
QUI trovate l’originale con moltissimi accorgimenti, spiegazioni e trucchi.


BIGNE'
Soffici e resistenti, Stefania ha dato dosi per 12 bignè, io con la mia avrei dovuto ottenerne 60 invece ne sono venuti circa 80, li ho fatti abbastanza piccolini.

Per 12 bignè (Stefania) Io (Luca Montersino da Scuola di Pasticceria)
37 ml di acqua 185 gr/ml acqua
5 ml di latte 25 gr/ml latte intero
33 gr di burro 165 gr burro
35 gr di farina 175 gr farina debole
1 uovo (circa 55-60 gr) 270 gr uovo intero (circa 5 uova)
Un pizzico di sale sale

Versare l’acqua, il sale e il latte in un pentolino, aggiungere il burro tagliato a pezzetti e accendere il fuoco. Portare a bollore lentamente in modo che il burro si sciolga tutto mentre si scalda.
Quando il burro sarà sciolto e l’acqua bollirà, aggiungere la farina tutta in una volta e mescolare con un cucchiaio di legno. Far cuocere sul fuoco fino a quando il composto non si sarà asciugato un po’ e avrà formato sul fondo del pentolino una patina biancastra. Non verrà un impasto troppo sodo. Toglietelo dal fuoco quando inizierete a sentire un intenso profumo di burro cotto.
A questo punto trasferire tutto in planetaria con frusta a K. Azionate quindi le fruste e fatele andare per un minuto. Aggiungete le uova intere, una alla volta e non aggiungete il secondo se il primo non è stato completamente assorbito. Al termine dell’inserimento delle uova, dovrete ottenere una pasta dalla consistenza simile a quella della crema pasticcera.
(il mio impasto mi sembrava un po’ troppo sodo, infatti ho faticato a fare i mucchietti in teglia)

Trasferite tutto in una sacca da pasticceria con bocchetta tonda liscia da 8-10 mm e modellate i vostri bignè su una teglia imburrata. Se non avete o non sapete usare la sacca da pasticceria, potete modellare i vostri bignè con due cucchiaini. "Schiacciate" la punta che inevitabilmente si formerà con il dito leggermente bagnato di acqua.
Non usate carta forno, rischiereste di non far gonfiare bene il bignè: meglio imburrare bene una teglia antiaderente.
Per una ricetta “leggera”, cioè povera di farina e ricca di burro come questa, sarà necessaria una temperatura di 220°.
Il forno deve rimanere chiuso per i primi 12 minuti, finchè cioè il bignè non si sarà gonfiato e avrà iniziato a colorirsi, poi la cottura va completata per altri 20-25 minuti con la porta del forno socchiusa per fare asciugare meglio.
Non aprite il forno finchè i vostri bignè non avranno completato la loro cottura e non saranno ben coloriti.
Nota mia: ho imburrato bene e abbondantemente 2 lastre da biscotti e ho fatto i mucchietti con la sac a poche trovando qualche difficoltà perché l’impasto forse un po’ troppo sodo non faceva presa sulla teglia e non si staccava dalla sacca. Dopo un po’ ho trovato il movimento giusto e le cose sono migliorate. Ho accuratamente schiacciato le punte dei mucchietti e infornato. E qui è cominciato il divertimento perché dopo poco i mucchietti di pasta hanno cominciato a scivolare lentamente su e giù per la teglia navigando sul sottile strato di burro fuso. Era una cosa buffissima che non mi è mai successa. Sembrava una gara di curling nella quale le “bocce” si toccavano leggermente e ciò bastava a farle partire in un’altra direzione.
Questo non ha assolutamente pregiudicato il risultato finale. I bignè viaggiavano qui e là, ma non si sono mai attaccati fra loro, si sono gonfiati regolarmente e sono venuti benissimo.

A questo punto le strade si dividono perché ho deciso di fare 2 versioni: dolce e salata




FARCITURA DOLCE

Ho scelto di farcire i bignè come suggerisce Stefania, con crema pasticcera di Montersino addizionata da poca panna montata.
(io ho fatto dosi quadruple, ma con solo 2 tuorli…non ne avevo altri!)

Per la crema chantilly (per farcire 12 bignè) (io di pù!):
63 ml di latte intero (250 gr)
12 ml di panna fresca (50 gr)
1 tuorlo (2 tuorli)
5 gr di maizena (20 gr)
24 gr di zucchero (50-60 gr)
60 ml di panna montata da aggiungere dopo (150 gr)
semi di mezza bacca di vaniglia (ho usato una punta di coltello di vaniglia in polvere, non quella sintetica! praticamente i semini già estratti dalla bacca, in barattolo)
Sbattere i tuorli con lo zucchero, i semi della vaniglia, la maizena e qualche cucchiaio di latte preso dal totale.
Nel frattempo portare a bollore il latte con la panna. Quando il latte sta per bollire, versarvi sopra la crema di tuorli, senza mescolare. La crema non si attacca, ma, anzi, si addensa subito. Quando si è rappresa, si può spegnere il fuoco e mescolarla delicatamente.
(io ho cotto mescolando per circa 5 min).
Quando pronta, trasferirla immediatamente in una ciotola e coprirla con pellicola a contatto.
Quando fredda, procedete a montare la panna ben fredda.
Montare la panna con le fruste ad alta velocità: fermarsi quando è ancora morbida: deve essere semimontata. A questo punto inserirla gradualmente alla crema pasticcera, mescolando delicatamente dall’alto verso il basso.
Quando pronta, trasferire la chantilly in una sacca da pasticceria con beccuccio stretto e lungo e usarla per farcire i bignè: forare la base con il beccuccio, spremere delicatamente la sacca e riempirli completamente: vedrete che il bignè si gonfierà e diventerà pesante. Se non avete o non sapete usare la tasca da pasticceria, potete tagliare il vostro bignè a metà, farcirlo con un cucchiaino e poi richiudere.
Ho una sola domanda:voi riuscite a forare il bignè con la punta della sac a poche piena di crema? A me si piegava la sacca, usciva la crema, ma il bignè mi guardava serafico e appena scalfito. Ho dovuto fare PRIMA tutti i buchini (e dentro erano meravigliosamente e perfettamente vuoti) con una bacchetta cinese e POI riempire. Dove sbaglio?
Nota mia: avevo sempre fatto la pasticcera con la farina, la versione con maizena mi è piaciuta moltissimo.



GLASSA
La glassatura del classico profiterole dovrebbe risultare liscia, lucida e consistente. Deve poter avvolgere il bignè senza colare troppo, permettendovi di creare una piccola e golosa piramide. Io ho trovato la mia dose perfetta, (intendo perfetta per me, in base al mio gusto personale) solo nel tempo, dopo innumerevoli prove e fallimenti, in una ganache al cioccolato fondente leggermente montata. Ma anche qui la scelta è libera, si può spaziare tra le dosi, gli accostamenti e i sapori più disparati.
Per la glassa di copertura (per ricoprire 12 bignè):
80 gr di cioccolato fondente al 60%
70 gr di panna
Scaldare la panna, portandola quasi a bollore. Spegnere il fuoco e unirvi il cioccolato fondente tagliato a pezzi omogenei. Mescolare bene finchè il cioccolato non sarà sciolto. Fare freddare completamente. Quando la glassa sarà a temperatura ambiente (non mettetela, quindi, in frigo), sbattetela leggermente con la frusta a mano per pochi secondi. Vedrete che acquisterà subito consistenza: è pronta per glassare i bignè.
io ho fatto la classica ganache con 100 gr panna e 100 gr cioccolato fondente copertura Zaini, non c’è scritto che percentuale di cacao. E’ venuta bella lucida e sufficientemente soda da non colare troppo



MONTAGGIO
Tuffate i bignè, uno alla volta, nella glassa. Scolateli con l’aiuto di una forchetta e adagiateli direttamente sul piatto da portata.
Formate una piramide di bignè glassati. Se la glassa tende a diventare troppo densa, riscaldatela nuovamente sul fuoco per 3-4 secondi, mescolatela e frustatela di nuovo. Tornerà lucida e della giusta consistenza. Quando avrete creato la vostra piramide, potete decorare con qualche ciuffetto di panna montata.
Il profiterole va conservato in frigo, ma poichè la glassa tende ad indurirsi, consiglio di lasciarlo mezz'ora a temperatura ambiente prima di consumarlo.
Io ho pi decorato le monoporzioni con palline al cioccolato e argentate o con scaglie di mandorla.



Con questa ricetta partecipiamo al MT Challenge di Ottobre
Baxi, Vitto






FARCITURA SALATA



Per la realizzazione dei Bignè ovviamente vi rimando su, in testa al post prima della versione dolce.
Per la farcitura salata volevo provare qualcosa di nuovo, ma nel frattempo legato alla stagione e alla mia terra, la Liguria dove in cucina riusciamo a fare meraviglie con ingredienti semplici, che una volta erano considerati poveri, spesso solo con le verdure. Come ripieno ho scelto un classico della cucina ligure di ponente ossia il “Brandacujun” cioè una meravigliosa e saporita crema fatta con patate e stoccafisso lessi. Una delizia vi assicuro.
Come crema di copertura e accompagnamento ho scelto il cavolfiore verde perché ha un gusto che si sposa bene con lo stoccafisso, è saporito, ma delicato e infine ha un bel colore verdino chiaro.



BRANDACUJUN
300 gr (da crudo, con pelle e lische) di stoccafisso (quello secco, non salato) già ammollato.
300 gr di patate gialle, che si disfino, ma non troppo farinose.
1 cucchiaio abbondante di prezzemolo tritato
1 spicchio di aglio tritato
olio extravergine a piacere, ma siate generosi
succo di mezzo limone (ma andate a gusto vostro)
sale
Fate bollire lo stoccafisso in acqua abbondante salata. Cuocetelo bene tanto la polpa è parecchio fibrosa e resistente! Scolatelo (tenete l’acqua per le patate) pulitelo bene da pelle e lische e mettetelo in una ciotola.
Nella stessa acqua fate bollire le patate già pelate, poi scolatele e schiacciatele con una forchetta con la polpa dello stoccafisso aggiungendo olio, succo di limone, sale, prezzemolo e aglio. Lavorate bene l’impasto finchè non sarà ben legato dalle patate. Devono restare pezzetti di pesce e qualcuno di patate. Se l’impasto dovesse risultare troppo sodo aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura o ancora olio.
La tradizione vuole che il tutto fosse messo in una pentola ben chiusa col coperchio e poi sbatacchiato (brandato) con forza fino a ridurlo in una crema che avvolge i pezzetti di pesce. Il lavoro è molto faticoso quindi era destinato agli uomini di casa …da qui la seconda parte del nome!
Una volta che l’impasto è pronto servitelo in una ciotola accompagnandolo con pane tostato o crostini di polenta fritta (non le chips industriali vi prego) oppure usatelo per farcire dei vol au vent o i bignè come ho fatto io.
Si serve tiepido o a temperatura ambiente, mai freddo di frigo.



CREMA DI CAVOLFIORE VERDE
Mezzo cavolfiore verde bollito
Olio extravergine
Una tazza di besciamella con parmigiano
Sale, pepe
Latte ev per diluire

Frullate il cavolfiore con sale, pepe e olio. Deve essere una purea molto fine.
Aggiungete la besciamella un po’ alla volta finchè non ha la cremosità desiderata. Se troppo denso aggiungete anche un po’ di latte.



MONTAGGIO E DECORAZIONE
Per decorare servono:
qualche cavoletto di Bruxelles bollito e tagliato a metà
alcuni pezzi di cialda di parmigiano (parmigiano grattugiato messo a scaldare in padella in uno strato sottile finchè fonde, poi fatto raffreddare)

Farcire i bignè con il brandacujun tiepida, tuffarli nella crema di cavolfiore e disporli nel piatto singolo che avrete già velato con un leggero strato di crema verde. Sistemarne quattro a piramide e guarnire con i mezzi cavoletti alternati ai bignè e con i pezzi di cialda al parmigiano.
Ev. aggiungere ancora un po’ di crema facendola colare dall’alto.
Servire tiepido.

Nota:
la crema non è liscia, ma ha dentro dei pezzetti ed è anche abbastanza soda, quindi per farcire i bignè conviene aprirli a metà con un coltello e farcirli con un cucchiaino. La sac a poche rischia di intasarsi.

Anche con questa ricetta partecipiamo al MT Challenge di Ottobre
Baxi, Vitto



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