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lunedì 6 gennaio 2020

LA MIA CIMA GENOVESE

 di Vittoria Traversa

La CIMA RIPIENA (A çimma pinn-a) è la regina delle pietanze genovesi, di origine remota, si trova in molte varianti anche nelle Riviere, sia di levante che di ponente, dove vengono aggiunti spinaci o bietole al ripieno di carne e uova.

Consiste in una tasca di carne ricavata dalla pancia del vitello (la parte che copre le costole) spessa circa mezzo centimetro, coperta da una pellicina su tutte e due le facce, piegata a libro e cucita, riempita di un composto di carne, frattaglie bianche, verdure e uova, lessata poi in brodo, raffreddata sotto un peso, affettata e servita fredda con salsa verde,  insalata, sottaceti o insalata russa. E’ un piatto elaborato tipico delle festività. Immancabile sulla tavola nel giorno dell’Epifania, che a Genova è detta Pasquetta, e per la scampagnata del Lunedì dell’Angelo, il giorno dopo Pasqua. L’origine storica del piatto rientra in quella tradizione culinaria genovese dedita all’utilizzo di pochi ingredienti della scarsa produzione locale e molti costosi di importazione che arrivavano a Genova da tutto il mediterraneo con le navi mercantili.

In una terra stretta fra mare e montagne subito impervie, dove il terreno coltivabile e da dedicare all’allevamento è scarsissimo, le massaie si sono sempre ingegnate a sfruttare al massimo ogni risorsa. Da qui la cucina della lavorazione e trasformazione di materie prime “povere” per realizzare piatti sopraffini e il sapiente dosaggio di erbe e spezie per arricchire e insaporire. In questo contesto nasce la “cucina del ripieno” con i ravioli, i pansoti, le torte di verdura e la Cima Ripiena dove si sfrutta un taglio di carne altrimenti inutilizzabile e si trasformano uova e frattaglie in un piatto elegante e di sicuro effetto scenico.
Introduzione
 di Alessandra Gennaro - da Il Calendario del Cibo Italiano by MTCallenge


LA CIMA RIPIENA
A çimma pinn-a


Per 6-8 persone

1 cima di vitello da 6 uova (circa 1 kg) (vedi note)
6 uova
1/3 cervella
100 gr filoni e animelle
100 gr carne di vitello
2 cucchiai colmi di mollica di pane bagnata nel brodo e ben strizzata
50 gr piselli finissimi (anche surgelati)
1 carota
2 cipollotti
20-30 gr parmigiano
Burro
Maggiorana
Sale, pepe

Per il brodo:
Sedano, Carota, Cipolla
Alloro, Timo
Sale, Pepe in grani 

Stendete il pezzo di carne sul piano di lavoro con la parte esterna sul tavolo e ripulite l’interno dall’eccesso di grasso e pelli rendendo uniforme lo spessore e stando ben attenti a non bucare la pelle. Piegatelo in due nel senso delle fibre, in modo da averle lungo il lato lungo, e cucite la tasca lasciando aperto parzialmente un lato corto che chiuderete dopo averla farcita. Usate il punto smerlo o punto coperta.

Riempitela di acqua per controllare che non ci siano perdite, altrimenti provvedete a chiudere le falle. Svuotatela, asciugatela esternamente e preparate il ripieno.


Tagliate la carne di vitello a dadini piccoli e saltatela in padella con poco cipollotto, qualche dadino di carota, burro e sale, non cuocetela troppo.

Spellate cervella e filoni e tagliateli a pezzetti piccoli. Scottate le animelle, spellatele e tagliateli a pezzetti piccoli. Saltate le carni in padella con burro e cipollotti affettati fini. Pulite la carota, riducetela a dadini e scottatela in acqua bollente con i piselli. Riunite insieme verdure e carni. Battete le uova con il parmigiano, sale, pepe, poca maggiorana tritata fina. Aggiungete le carni e le verdure. Deve restare un composto semiliquido, con prevalenza di uovo. Sistemate la tasca di carne in un recipiente alto e stretto e con l’imboccatura aperta per facilitarvi l’operazione di riempimento. Se qualcuno gentilmente ve la tiene, meglio. Riempite la tasca già cucita solo per metà se no in cottura scoppia. Cucite l’apertura rimasta cercando di lasciare dentro meno aria possibile.

Mettete la cima a bollire in una casseruola grande, coperta di acqua e con i gusti da brodo. Salate e portare a bollore. Fate sobbollire delicatamente almeno 1 ora e mezza a fuoco basso girandola ogni tanto e bucandola con un spiedo per evitare che scoppi e diventi irrecuperabile.

Spegnete il fuoco e quando non è più troppo calda tiratela fuori e mettetela a raffreddare sotto un peso. Quando è ben fredda e compatta tagliate a fette non troppo spesse

Accompagnate con: insalata verde, sottaceti, ratatuia, capponata o insalata russa

Da bere: Bianchetta del Tigullio


Note:

Il taglio adatto per fare la cima consiste in una tasca di carne ricavata dalla pancia del vitello (la parte che copre le costole) spessa circa mezzo centimetro, coperta da una pellicina su tutte e due le facce, che andrà piegata a libro, cucita su due dei tre lati, riempita e finita di cucire sul terzo lato, poi bollita e raffreddata.

Ripieni diversi: è uso della riviera ligure aggiungere al ripieno degli spinaci scottati, strizzati e tritati grossolanamente, oppure si possono aggiungere al ripieno spicchietti di carciofo e pinoli.

Astuzia: per evitare che, in caso di rottura, il ripieno vada nel brodo fasciate la cima in un telo bianco (senza odore di sapone) e legate non troppo stretto.

Avanzi: le fette avanzate si possono impanare e friggere come cotolette. Buonissime

 

 


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martedì 3 dicembre 2019

COSCIA DI FARAONA AL FORNO IN SALSA AL PANPEPATO E IL FEGATO IN PATE'

Di Vittoria




Oggi per il bellissimo progetto del Calendario del cibo Italiano è la 




Tutto è cominciato qualche settimana fa con un fantastico Blog Tour promosso dalla Cna Siena (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola Impresa), settore CNA Siena Food&Tourism, e organizzato da Sabrina Fattorini, alla scoperta delle meraviglie della città, delle botteghe artigiane e delle eccellenze dei produttori dei dolci tradizionali della città del Palio.
Io, come tanti altri, non ho potuto partecipare al tour, ma oggi posso contribuire al Calendario del Cibo Italiano e partecipare al Flash Mob sui social, grazie alla gentilezza del Forno di Ravacciano che ci ha rifornito dei suoi migliori prodotti perchè realizzassimo una ricetta che li valorizzasse.




Oggi ci dedichiamo al Panpepato, ma fra qualche giorno ci rivedremo per parlare dei ricciarelli e del panforte.

Il Panpepato ha un sapore molto speziato e piccantino grazie alla presenza del pepe, ma dolce grazie ai canditi, con la presenza particolare del melone, attenuato dalla nota amara del cacao.
Ho pensato quindi di abbinarlo al sapore deciso della carne di faraona e del suo fegato.


COSCIA DI FARAONA AL FORNO IN SALSA AL PANPEPATO 
E IL FEGATO IN PATE'


Per 2 persone

2 cosce di faraona con la pelle
1 foglia di alloro
Burro
Sale
Pepe
1 sacchetto per cottura in forno

Per il brodo ristretto di faraona
La carcassa della faraona
1 lt di acqua
½ cipolla piccola
1 carota piccola
1 pezzetto di sedano
Sale

Per la salsa
150 ml di brodo ristretto
50 g di Panpepato
½ cucchiaino di cacao amaro
1 cucchiaino di aceto
Sale
Pepe

Per il patè di fegatini
Il fegatino della faraona
1 fegatino di pollo
1 cucchiaio scarso di burro
½ cipolla piccola tritata finissima
1 foglia di alloro
1 rametto di timo
1 mestolino di brodo di faraona
50 ml di porto rosso invecchiato
Sale
Pepe
50 g di burro
50 ml di panna 38% di grassi

Per completare
Panpepato in dadini piccolissimi
6 fettine di pane bianco leggermente tostate



Disossate la faraona, conservate il petto per un’altra preparazione, tenete da parte le cosce e mettete la carcassa a pezzi dentro una pentola. Fatela rosolare a fuoco vivo, poi aggiungete le verdure, l’acqua, poco sale e fate bollire per mezz’ora abbondante schiacciando bene la carcassa. Filtrate, rimettete in pentola e lasciate ridurre a metà.

Misurate 150 ml di brodo, portatelo a bollore, aggiungete il panpepato sbriciolato e il cacao. Fate addensare pochissimi minuti, poi aggiungete l’aceto, regolate il sale e frullate fino ad avere una salsa liscia e vellutata. Rimettete in pentola e tenete in caldo.

Accendete il forno a 200 °C. Salate e pepate le cosce di faraona e accoppiatele mettendo in mezzo una foglia di alloro e qualche pezzetto di burro.
Infilatele nel sacchetto, chiudete, bucherellate e infornate per 20 minuti, girandole una volta. Dovranno essere cotte, ben morbide e rosolate.
Lasciatele nel sacchetto chiuso fino all’ultimo, in modo che non secchino.


Saltate i fegatini in padella con il burro e le verdure. Appena rosolati bagnate con il porto, abbassate il fuoco e fate cuocere coperto per qualche minuto. Se fosse necessario bagnate con poco brodo. 
Togliete l’alloro e frullate tutto fino ad avere una crema. Aggiungete il burro a pezzetti e la panna. Frullate finchè tutto sarà ben amalgamato. Regolate di sale, pepate. Mettete in frigo a rassodare in un contenitore basso e largo da cui dovrete ricavare le querelle.





Nappate il piatto caldo con un po' di salsa. Estraete le cosce dal sacchetto, disponetele sulla salsa, versatene ancora un cucchiaio sulla coscia, disponete accanto una quenelle di patè e 3 fettine di pane caldo.
Completate con la brunoise di panpepato e servite con altra salsa a parte.






Tutte le ricette del Panpepato Team:












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venerdì 12 luglio 2019

VELE DI PIADA CON SPUMA AL PESTO, FAGIOLINI E PINOLI TOSTATI PER VAMOS A LA PIADA

Di Vittoria





Oggi, 11 luglio, il Calendario del cibo Italiano celebra la Giornata nazionale della Piadina o Piada e, grazie alla collaborazione con Fresco Piada di Riccione, ha organizzato un FLASH MOB sui principali social e blog a cui partecipano tantissimi foodblogger  da tutto il territorio nazionale.



Oggi in rete e sui social troverete decine di ricette con questo meraviglioso prodotto in un tripudio di farciture legate al territorio, che esaltano e interpretano questo prodotto, uno dei più famosi e rinomati simboli dello street food italiano.

  



Se c’è un prodotto tipico, tradizionale, che oggi rappresenta il simbolo gourmet di un territorio e del Made in Italy è sicuramente la Piadina Romagnola.

A Riccione, Fresco Piada è l’azienda che meglio rappresenta la produzione di alta qualità di questo prodotto.

Negli anni Sessanta, sul lungomare di Riccione viene aperto il primo chiosco di piadine della Riviera. Da questa tradizione nasce l'Azienda Fresco Piada che produce, oggi come allora, piade di altissima qualità. Il suo sistema produttivo dalla fondazione nel 1996  è rimasto lo stesso così come l’abilità manuale delle maestranze, le materie prime d’eccellenza impiegate e la selezione di prodotti locali, quali le farine di grani esclusivamente romagnoli, il sale integrale marino di Cervia e l’olio extravergine di oliva delle colline riminesi.


L’azienda di Riccione, dicevamo, è un efficiente laboratorio la cui valenza, fortemente artigianale, la caratterizza come unica: tutte le piadine Fresco Piada sono precotte a mano una a una, su piastra, secondo i riti della tradizione, da personale altamente selezionato e qualificato. Le piade sono poi raffreddate a temperatura ambiente, in tal modo i prodotti non subiscono alcuno stress termico e mantengono inalterate la loro rinomata fragranza, anche dopo essere stati confezionati. Qui potete vedere i loro prodotti

 

Per la mia ricetta ho scelto la Piadina ai grani antichi Bio, che con il suo sapore e la sua rusticità, data dalla farina di tipo 2, richiama le caratteristiche tipiche della trenetta genovese, che si sposa perfettamente con la dolcezza del pesto.

Questi gli ingredienti: Farina tipo '2'  di grano tenero biologico, acqua, olio extra vergine di oliva biologico, crusca biologica, lievito madre naturale, malto d'orzo, sale integrale marino di Cervia, miele.










Dalla Liguria vi propongo di trasformare la piadina in un finger food che richiama il mare nella forma della vela e l’orto con i profumi del pesto. Provatela come aperitivo accompagnata da un bicchiere di Vermentino ligure ben fresco.



VELE DI PIADA CON SPUMA AL PESTO, FAGIOLINI E PINOLI TOSTATI





Per 36 pezzi da aperitivo

3 Piadine ai grani antichi Fresco Piada (una confezione)
Olio per friggere
250 g di prescinseua genovese (vedi note)
2 o 3 cucchiai di pesto genovese casalingo, mia ricetta qui o confezionato
100 g di patata lessa schiacciata con poco sale
20 g di pinoli italiani tostati leggermente in padella
100 g di fagiolini piccolissimi lessati e tagliati bastoncini di 3 cm
36 foglie di basilico molto piccole
36 stecchi di bambù lunghi e resistenti alla frittura

Tagliate ogni piadina in 12 spicchi, curvateli delicatamente formando una C, infilzateli sugli stecchi fissando la forma della vela e friggeteli in olio caldo per pochi secondi, tenendoli immersi con lo stecchino. Diventeranno croccanti mantenendo la forma.



In una ciotola mescolate il formaggio, il pesto e la patata schiacciata. Dovete ottenere una crema morbida, ma abbastanza soda da non colare. Regolate il sale e inseritela in una sac a poche con bocchetta spizzata. Conservate in frigo.

Condite i fagiolini con pochissimo olio e un pizzico di sale.

Poco prima di servire riempite le vele con la crema al pesto, decorate con qualche pezzetto di fagiolino, qualche pinolo e una foglietta di basilico fissata sopra con un goccio di crema.





Note: 


La Prescinseua genovese

è un latticino tipico simile alla quagliata, leggermente acidulo e fresco, cremoso e umido, con pochi grassi, intorno al 6%. 

Potete sostituirlo con una miscela di ricotta e yogurt greco in parti uguali.



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venerdì 11 maggio 2018

CONCHIGLIE DI PESCE DI PETRONILLA PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano festeggiamo la Giornata Nazionale di Petronilla.  





Ma chi era Petronilla, che dalle pagine della Domenica del Corriere, per quasi 20 anni, dal 1929 al 1947, insegnò agli Italiani a mangiare bene con poco? E con lo pseudonimo di Dottor Amal, sempre dalle stesse pagine, insegnò i primi rudimenti dell'igiene e a leggere e seguire le prescrizioni mediche?


Petronilla era in realtà Amalia Moretti Foggia, donna, mamma, massaia scrupolosa, una delle primissime donne laureate in medicina, blogger ante litteram, abilissima divulgatrice che con le centinaia di articoli pubblicati contribuì ad insegnare una cucin di poco con poco, ma che contribuisse in modo determinante alla salute e serenità della famiglia.
Le sue ricette con commenti e consigli sono raccolte in tre libri gradevolissimi. 






Ho scelto fra tante una ricetta tratta dal libro "Altre Ricette di Petronilla", la mia copia riporta la data di Agosto 1937




CONCHIGLIE DI PESCE 
Ricetta versatile, che può fungere da antipasto o da secondo, realizzata con pesce meno pregiato (o con gli avanzi di un pasto precedente) per un pranzo casalingo o arricchita di crostacei per un'occasione speciale. Piatto mutevole a seconda della disponibilità economica, ma sempre di gran figura sulla tavola, anche la più semplice.
Riporto la copia delle pagine da lei scritte perchè i commenti e consigli sono imperdibili.



Vi propongo la ricetta fredda in maionese, ma lei ne propone una seconda in besciamella da servire calda, da provare.

CONCHIGLIE DI PESCE
liberamente tratto da Altre Ricette di Petronilla

8 porzioni da antipasto

300 g di polpa di pesce bianco a carne soda, io nasello
200 g di polpa di salmone
300 g di gamberetti rosa
8 scampi medi
100 g di pisellini freschi o surgelati

per il brodo
2 l di acqua
1 gambo di sedano
1 carota media
1/2 cipolla o gambi di cipollotto
1 rametto di timo
1 fetta di limone
sale

per condire
olio extravergine di oliva
il succo di mezzo limone grande
sale
qualche foglia di dragoncello

per finire il piatto
1 uovo di maionese casalinga ben soda
2 cetriolini sottaceto o in agrodolce
la carota lessata del brodo

inoltre
sale grosso da sistemare nel fondo del piatto di servizio per posizionare le conchiglie
8 gusci di capasanta o 8 ciotoline

Preparate il brodo con tutti gli ingredienti e lasciate sobollire una mezz'ora. Togliete la carota prima che sia sfatta. Metà fatela a dadini e l'altra metà tenetela per decorare.
Intanto pulite il pesce, sgusciate i gamberetti e tagliate il carapace degli scampi lungo la pancia.
Cuocete i pezzi di pesce 10 minuti, scolate e fate raffreddare. 
Cuocete i gamberetti  per 1 o 2 minuti, scolate e fate raffreddare.
Cuocete anche gli scampetti, scolate e tenete da parte per decorare.
Sbollentate i pisellini, scolate e fate raffreddare.

Pulite il pesce accuratamente da pelle e lische e fatelo a bocconcini. Mettetelo in una ciotola con i gamberetti, i dadini di carota e i pisellini. condite tutto con olio sale, limone e dragoncello tritato fino.

Sistemate il composto nelle capesante dando la forma a cupola, ricoprite di maionese e decorate con uno scampo, cetriolini affettati e carote.

sistemare le conchiglie su un letto di sale grosso e servire.







Fonti:
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/04/24/news/la-blogger-petronilla-che-insegno-a cucinare-alle-donne-senza-rete-1.9095020
http://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/135-foggia-moretti-amalia







365 giorni per apprezzare la realtà e diversità della cucina italiana, per conoscere le infinite sfumature e i meravigliosi prodotti del nostro paese, per conoscere e conservare le nostre origini e tradizioni

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mercoledì 21 marzo 2018

NIDI DI AGRETTI CON SGOMBRO IN AGRODOLCE PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

di Vittoria

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano festeggiamo la Giornata Nazionale delle Primizie. Festeggiamo l'ingresso della primavera con l'arrivo dei primi frutti della terra che si risveglia, ma anche le primizie del mare, i pesci di stagione, cioè quelli che non sono in periodo riproduttivo e posso quindi essere consumati con un occhio di riguardo per l'ambiente.





Voglio partecipare con un antipasto fresco e saporito con lo sgombro, uno dei pesci più sottovalutati soprattutto per il suo sapore un po' deciso che qualcuno non gradisce. Naturalmente lo sgombro deve essere freschissimo, fatevelo pulire dal vostro pescivendolo, eliminando anche testa e coda.  

Nidi di agretti con sgombro in agrodolce
per 4 persone

1 sgombro da 500 g all'origine
1,5 lt di brodo agrodolce
1 carota a fettine 
1 mazzo di agretti
4 uova di quaglia
1 limone
olio extravergine di oliva
aceto di mele
sale
timo fresco

per il brodo agrodolce:
2 bicchieri di vino bianco secco
1 bicchiere di aceto di mele
1 litro di acqua
1 foglia di alloro
1 rametto di timo
2 foglie di salvia
2 fettine di zenzero
1 spicchio di limone
1 cucchiaino di pepe di sichuan
1 cucchiaino di sumak
1 gambo di sedano
sale






Mettete tutto a sobbollire per mezz'ora, poi fate scottare le fettine di carota in questo brodo, scolatele e fatele raffreddare.









Aggiungete alla marinata calda un litro di acqua fredda e immergete lo sgombro. 
Portate lentamente a ebollizione, dopo 3 minuti giratelo sull'altro fianco e appena arriva a bollore spegnete e lasciate raffreddare nel brodo, finirà di cuocere lentamente.






Quando sarà completamente freddo estraetelo dal brodo, pulitelo accuratamente e mettete i filetti in un contenitore con fettine di limone, fettine di carota, timo, abbondante olio extravergine di oliva, sale, aceto di mele. 

Mettete in frigo e lasciate riposare qualche ora.




Pulite gli agretti e lessateli in acqua salata tenendoli al dente.

Cuocete le uova di quaglia mollette partendo da acqua fredda e lasciandole un minuto dal momento dell'ebollizione. Raffreddatele, sbucciatele e dividetele a metà facendo attenzione a non disperdere il tuorlo ancora semiliquido.




Prendete 4 ciotole non troppo fonde e formate i nidi con gli agretti, mettete al centro qualche pezzo di filetto di sgombro, qualche fettina di carota e 1 ovetto aperto. Cospargete con qualche fogliolina di timo fresco, guarnite con uno spicchietto di limone e condite tutto con poco sale, olio e qualche goccia di aceto.
Servire tiepido o freddo.







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