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domenica 2 marzo 2025

ĆEVAPI DI MANZO E AGNELLO, CON AJVAR E SOMUN DA "THE BALKAN KITCHEN" DI IRINA JANAKIEVSKA

di Vittoria Traversa


Non si può parlare di CUCINA BALCANICA senza parlare dei ĆEVAPI O ĆEVAPČIĆI, le iconiche salsicce senza pelle, grandi quanto un dito, amate in tutta la regione balcanica. 

Sono considerate il ​​piatto nazionale in Bosnia ed Erzegovina, ma vengono mangiate anche in Serbia, Croazia e in tutta la regione. Vengono serviti sempre insieme ai SOMUN (i tipici panini con decorazione a griglia), AJVAR (il “caviale balcanico” composta di peperoni e melanzane grigliati), KAYMAK (crema spessa, simile al nostro mascarpone, ma più saporita), cipolla cruda affettata, sale al peperoncino di Bukovo, peperoni dolci lunghi alla griglia e insalata Shopska, molto simile all’insalata greca.

Per @cook_my_books questa settimana abbiamo cucinato ricette della regione balcanica; Il libro di questa settimana THE BALKAN KITCHEN di IRINA JANAKIEVSKA ha tutti gli ingredienti per conquistarvi alla prima occhiata, dal rimando alle storie di famiglia a quello dei piatti antichi della cucina dei Balcani, crocevia di tradizioni millenarie. Quei monti, che danno il nome alla regione, hanno protetto questo patrimonio come una barriera, tanto che oggi sono molti gli storici del cibo che guardano a questa cucina come ad un punto di riferimento. Anche se queste terre sono da secoli teatro di instabilità politica e scenari di guerra, la loro tradizione gastronomica resiste, a ricordare quanti e quali frutti possono nascere, una volta che si è trovato un punto d’incontro (cit. Cook_my_Books)

I ĆEVAPI vengono fatti con qualsiasi tipo di carne macinata (manzo, maiale o agnello) a seconda della regione e delle preferenze religiose. Il segreto è usare carne di ottima qualità, macinata molto finemente, almeno due volte. I tagli migliori da usare per questo sono il collo o il fianco (per il manzo) o il collo o il petto (per l'agnello). Qualsiasi tipo di carne venga usata, nei Balcani viene tradizionalmente cotta su braci senza fumo usando il legno vecchio di viti o ulivi, o foglie di fico, che conferiscono un sapore davvero unico.

Anche in mancanza della brace profumata, ho preparato i ĆEVAPI con tutte le cosine buone con cui vengono serviti tradizionalmente e li ho cotti sotto il grill del forno. Buonissimi!!! Fate attenzione a non cuocerli troppo, diventerebbero asciutti.
DIMENTICAVO.... accompagnate tutto con un bel bicchiere di AYRAN, la tipica bevanda di yogurt, sale e acqua ghiacciata, davvero dissetante!!!

ĆEVAPI
salsiccette senza pelle di manzo e agnello


Per 20-24 pezzi (4-6 Persone)

Per i Ćevapi:
350 g di manzo o vitello macinato molto finemente (almeno il 10% di grassi)
150 g di agnello macinato molto finemente
½ cucchiaino di pepe nero macinato fresco
½ cucchiaino di brodo vegetale in polvere
1 cucchiaino di sale marino affumicato
½ cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 cipolla, tritata o grattugiata
1 cucchiaino di olio di girasole, più altro per ungere

Per il sale al pepe di Bukovo, mescolate:
1 cucchiaio di peperoncino di Bukovo (o peperoncino di Aleppo)
1 cucchiaio di sale marino affumicato
½ cucchiaino di semi di sedano macinati (facoltativo)

Mescolate tutti gli ingredienti dei ćevapi in una grande ciotola e impastate con le mani per 5-6 minuti fino a quando non sarà tutto ben amalgamato e morbido. L'ideale sarebbe lasciare riposare il composto in frigorifero per una notte, o per tutto il tempo possibile, ma se non hai tempo puoi usarlo subito. Mettete il ​​composto in una sac à poche leggermente unta con bocchetta liscia da 1,5 cm. o tagliate l'estremità per ottenere un foro con un diametro 1,5 cm (potete anche usare un sacchetto da surgelati robusto, tagliando l’angolo).

Spremete il composto di carne su una teglia da forno e usate le forbici per tagliarlo a intervalli di 8-10 cm per creare salsiccette uniformi. Modellatele un po' con le mani, se necessario. Spennellate le salsicce con un po' di olio, quindi grigliatele su un barbecue per 4-6 minuti finché non saranno ben dorate e cotte, ma ancora umide. In alternativa, arrostite le salsicce sotto il grill ben caldo o cuocetele in forno a 200 °C ventilato per 10-12 minuti, ruotandole di tanto in tanto in modo che si dorino uniformemente su tutti i lati.
Servitele con Ajvar (segue ricetta), Somun (segue ricetta) caldo, Kajmak (vedi nota*), cipolle affettate e peperoni grigliati e, a parte, il sale al pepe di Bukovo.

Nota: il Kajmak è un "formaggio" spalmabile ottenuto dalla lunga cottura del latte, molto saporito, grasso e cremoso, simile al nostro mascarpone per consistenza, ma dal sapore più intenso, particolare. Potete sostituirlo con un mix di mascarpone e yogurt greco, salato leggermente.


AJVAR
"caviale" di peperoni e melanzane


Per 500-600 g

2 kg di peperoni rossi per ajvar (o peperoni rossi lunghi romani)
300 g di melanzane
45-60 ml (3-4 cucchiai) di olio di girasole o extravergine di oliva
1 cucchiaino di zucchero semolato
1 cucchiaino di sale marino in scaglie più altro se necessario
pepe nero macinato fresco 

Preriscaldate il forno a 200°C ventilato.

Disponete i peperoni su due grandi teglie da forno rivestite di carta da forno. Punzecchiate la melanzana con una forchetta e sistematela tra i peperoni. Arrostite in forno per 40-45 minuti, girando le verdure a metà cottura, finché la buccia dei peperoni non è completamente annerita, ma la polpa è ancora succosa e la melanzana non è morbida.

Togliete le verdure dal forno e mettetele in uno scolapasta posto su una grande ciotola. Coprite con il coperchio di una pentola o con una pellicola alimentare riutilizzabile (questo consente ai peperoni e alle melanzane di cuocere a vapore mentre si raffreddano per facilitare la sbucciatura). Lasciate da parte per 15-20 minuti.

Sbucciate la melanzana e sbucciate, togliete il picciolo e i semi ai peperoni. Tritate finemente la polpa di peperone e melanzana, quindi trasfetela in una pentola grande e dal fondo spesso insieme a tutti i succhi del tagliere. Mettete su fuoco medio-alto e cuocete vigorosamente, mescolando costantemente con un cucchiaio di legno, per circa 10 minuti, o fino a quando il composto non bolle e inizia ad addensarsi. Allora abbassate la fiamma a media, aggiungete 30 ml (2 cucchiai) di olio, lo zucchero e il sale e una generosa macinata di pepe nero e continuate a cuocere per altri 20-30 minuti, mescolando costantemente. Il composto deve bollire delicatamente e non deve mai attaccarsi al fondo della pentola, quindi necessita di attenzione costante. Se inizia a sembrare asciutto, aggiungete altri 15 ml (1 cucchiaio) di olio e continuate a cuocere. A seconda di come il composto assorbe l'olio, potrebbe essere necessario altro olio. Provate l'ajvar come fareste con la marmellata: mettete un po' di composto su un piatto freddo e fate passare un cucchiaino al centro. Se non si ricompone e non c'è perdita di olio dal composto, è pronto. In caso contrario, continuate a cuocere per 5-10 minuti e poi provate di nuovo. Assaggiate l'ajvar e aggiustate il condimento, aggiungendo altro sale a piacere. Quando è pronto, versate l'ajvar caldo in barattoli sterilizzati e sigillate. Una volta aperti, conservate in frigorifero e consumate entro 1 settimana.

Nota: per sicurezza consiglio di fare barattoli piccoli, fra i 100 e i 200 grammi e di procedere alla sterilizzazione tramite bollitura una volta riempiti e sigillati.

Le origini e la tecnica, raccontate dall'autrice:
"Ajvar è noto come caviale balcanico, e la parola stessa lo indica, in quanto è probabile che sia un adattamento della parola persiana khâvyâr (caviale), portata nei Balcani tramite l'Impero ottomano, o forse prima. Storicamente esisteva un’importante produzione di caviale lungo il Danubio, utilizzando lo storione selvatico che viaggiava dal Mar Nero fino a Vienna, ma si esaurì verso la fine del XIX secolo. Il "caviale rosso", fatto da peperoni rossi e melanzane ha sostituito il "vero" caviale, e alla fine è diventato l'unico e solo caviale balcanico, un tempo davvero esclusivo per l’alto costo dell’olio di girasole.
Quando questa preparazione sia diventato ajvar è materia di leggende, ma l'idea generale è che sia stato marchiato come tale dai ristoratori macedoni della Belgrado del XIX secolo.
Il dibattito fra Macedonia e Serbia su chi abbia "inventato" l'ajvar, così come sui sapori e sui metodi di preparazione più "autentici" è in corso. L'ajvar macedone (che utilizza peperoni e melanzane) e l'ajvar di Leskovac (solo peperoni) sono rispettivamente registrati a livello internazionale e hanno denominazioni di origine protette.
Strumica nella Macedonia settentrionale e Leskovac in Serbia sono generalmente note per la coltivazione dei migliori peperoni per l'ajvar. Sono peperoni rossi lunghi a forma di cuore con buccia sottile (perfetti per essere arrostiti e sbucciati) e polpa densa (ideale per l'importantissima fase di cottura secondaria).

Perché sia ​​ajvar, deve esserci una fase di cottura secondaria in cui le verdure arrostite essenzialmente si conservano nell'olio. Al posto di questa fase di cottura secondaria, alcuni useranno l'aceto per conservare i peperoni arrostiti e le melanzane, ma non ha esattamente lo stesso sapore unico. Detto questo, l'ajvar, in tutte le sue gloriose varianti, è prodotto e amato in tutta la regione dei Balcani (in particolare nelle nazioni e nelle regioni che facevano parte della Jugoslavia e nei paesi confinanti come Albania e Bulgaria) e la sua importanza culturale, storica e gastronomica deve  trascende i confini e dibattiti politici. L'unica cosa importante da ricordare è che si tratta di una deliziosa e incredibilmente versatile crema di verdure che ha il potenziale per unire la regione nella sua universale adulazione. Dalla fine dell'estate fino a tarda autunno, famiglie, amici e vicini si riuniscono nelle loro case, giardini o balconi per arrostire centinaia di chili di peperoni rossi Ajvarki o Kurtovska Kapija e (se vi trovate nella Macedonia del Nord) melanzane su una pečnica (un forno a legna o a carbonella specializzato progettato per arrostire e carbonizzare i peperoni fino a quando la loro buccia non si gonfia e diventa nera, un passaggio cruciale, poiché conferisce l'iconico sapore affumicato e li rende più facili da sbucciare. Per preparare abbastanza ajvar per durare l'inverno ci vuole un esercito: per sbucciare i peperoni e le melanzane, tritarli, stufare il composto in una grande casseruola delle dimensioni di un calderone a fuoco lento per ore, mescolando con un grande cucchiaio di legno e aggiungendo tanto olio di girasole quanto le verdure assorbiranno fino a quando il composto e il sapore non saranno concentrati e pronti per essere conditi e conservati in barattoli, pronti per l'inizio dell'inverno.

Questa è la mia ricetta di base per l'ajvar in stile macedone; aumentatela se volete, e vi incoraggio ad adattarlo al vostro gusto. Provate ad aggiungere un po' di peperoncino piccante per un tocco piccante, oppure usate peperoni verdi dolci lunghi al posto di quelli rossi. Se amate le melanzane, giocate con il rapporto tra peperoni e melanzane, oppure fate una versione solo con peperoni e aggiungete un po' di aceto per un ajvar in stile serbo. Se preferite, arrostite i peperoni e le melanzane sul fuoco vivo per un sapore più affumicato: dovrete adattare i tempi di cottura di conseguenza. La qualità dell'ajvar dipenderà dalla qualità dei peperoni, quindi vale la pena trovare il migliore che potete." (cit. autrice)


SOMUN

panini dei balcani



"Il Somun (come è conosciuto in Bosnia ed Erzegovina) o lepinja o lepinje (che significa piccoli pani, come è conosciuto nel resto della regione) è un pane piatto tradizionale e il nostro equivalente del pane pita levantino. Molte storie circondano le sue origini, tra cui quella che fu portato da, o creato per, soldati ottomani in campagna attraverso i Balcani che avevano bisogno di un pane portatile che potesse essere riempito con una varietà di cose. Un'altra è che il primo somun fu fatto a Sarajevo da un uomo il cui cognome era Somun per il governatore del sanjak, il distretto ottomano. Questa ricetta trae ispirazione dalla versione bosniaca, solitamente preparata più grande e piatta, ed è particolarmente popolare durante il Ramadan quando le persone fanno la fila per il loro somun guarnito con semi di nigella. Servitelo con Čevapi, dove vi consiglio di tagliarlo a metà e di grigliarlo per assorbire i succhi di cottura" (cit. autrice)

 

Per 2 panini grandi o 4 panini piccoli
1 cucchiaino di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino di zucchero semolato
200 ml di acqua tiepida
250 g di farina bianca forte per pane, più un po' per spolverare
½ cucchiaino di sale
1 cucchiaio di nigella o semi di sesamo, per spolverare (facoltativo)

In una piccola ciotola, mescolate insieme lievito, zucchero e acqua. Mettete da parte per 5-10 minuti fino a ottenere una spuma. In una grande ciotola setacciate la farina e il sale, fate un buco al centro e versateci il composto di lievito. Con una forchetta, mescolate fino a quando tutto è ben incorporato e avrete un impasto grezzo, umido e appiccicoso. Coprite e lasciate lievitare in un luogo caldo per 1-1½ ora, o fino al raddoppio del volume.

Una volta lievitato, sgonfiate l'impasto e procedete con le pieghe. Con la punta delle dita sollevate il bordo dell'impasto più lontano da voi e tiratelo sopra il centro della ciotola. Girate la ciotola di 90 gradi e ripetete. Ripetete altre sei volte rimodellando l'impasto in una palla. Coprite e lasciate lievitare una seconda volta per 1-1½ ora, o fino al raddoppio del volume.

Rovesciate l'impasto su una superficie di lavoro leggermente infarinata, raschiando i lati della ciotola. Spolverate leggermente la parte superiore con la farina, quindi dividete la massa in due o quattro pezzi di uguali dimensioni. Utilizzando le mani ben infarinate, pizzicate insieme i lembi, modellando ciascun pezzo in una palla. Posizionate ogni palla (lato pizzicato come base) sulla superficie infarinata, mettete i lati delle mani attorno alla palla e premeteli con fermezza contro la sua base mentre la sollevate e la ruotate, ripetendo fino a formare una superficie liscia e tesa. Ripetete con i tre pezzi rimanenti. Foderate una teglia con carta da forno e spolverate di farina. Disponete le palline di pasta sulla teglia, ben distanziate, e fate lievitare, scoperte, in un luogo caldo per 35-45 minuti, finché non raddoppiano di volume.

Preriscaldate il forno a 230°C ventilato o alla massima temperatura possibile.

Usando la punta delle dita, appiattite ogni pallina di pasta in un cerchio di circa 12-15 cm di diametro, facendo attenzione a non far uscire tutte le bolle. Create un motivo a incrocio sulla parte superiore con un raschietto per impasto leggermente infarinato o un coltello affilato. Se li usate, cospargete la nigella o i semi di sesamo sulla parte superiore. Con le mani, spruzza un po' d'acqua sulla parte superiore. Cuocete in forno per 10-12 minuti, o finché non diventano leggermente dorati, gonfi e suonano vuoti quando vengono picchiettati sulla base. Togliete dal forno e trasferite su una griglia per far raffreddare un po'. Serviteli caldi.




Queste Ricette fanno parte del progetto 
Cook_My_Books

 


 


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domenica 25 settembre 2016

GNOCCHI IBLEI E GNOCCHI MARINI PER MTC 59

Di Vittoria


Eccomi come sempre all'ultimo momento a raccontarvi le mie due proposte per l'MTC di Settembre.
Annarita Rossi de Il Bosco di Alici, vincitrice della sfida di Giugno, ci ha proposto di sfidarci su un tema a me molto caro, ma molto ostico, gli Gnocchi di Patate.

Dovete sapere che in casa mia, cioè dei miei genitori e ancora prima dei miei nonni, tutti indistintamente, gli gnocchi mai sono stati fatti. Non so dirvi il perchè, ma mai e poi mai ho visto preparare in casa gli gnocchi di patate. Gli gnocchi si compravano. Punto.
Ho visto fare gnocchi di semolino, di polenta e di spinaci e ricotta, ma di patate mai. 
Mistero il perchè di questa mancanza, sta di fatto che sono cresciuta senza la cultura dello gnocco (zitti voi tutti che vi vedo sghignazzare...) 
Fino a qualche anno fa, quando abbiamo iniziato a festeggiare il compleanno di mia sorella Agnese con una super gnoccata di famiglia. La data cade a metà novembre, il clima è giusto per farsi una bella mangiata di gnocchi e allora ci ritroviamo tutte insieme noi cinque sorelle....e due amiche che sono sorelle adottive!!! Si cuociono le patate e si comincia a stappare la prima bottiglia di prosecco, si procede nel lavoro ridendo scherzando e sopratutto bevendo prosecco. I commensali sono sempre almeno una ventina quindi gli gnocchi da fare sono tantissimi, ma mia sorella Lilli ha lavorato per un periodo in un famoso ristorante di Bra dove gli hanno insegnato un metodo fantastico per gestire gli gnocchi in grandi quantità.

1) ricetta con le uova che per queste dosi massicce danno garanzia di tenuta. 
2) impastare e tagliare gli gnocchi, sgrondarli dalla farina in eccesso.
3) bollirli pochi alla volta
4) gettarli in acqua fredda per fermare la cottura
5) condire con un filo di olio
6) conservare in un recipiente fino al momento del servizio
7) ributtare in acqua bollente un momento la quantità che serve, scolare, condire e servire

Naturalmente per una quantità modesta non è necessario e stavolta mi sono attenuta a ricetta e procedimento di Annarita, che si è rivelato perfetto.

GLI GNOCCHI IBLEI

Per la Prima ricetta ho voluto provare una combinazione di sapori che richiamasse la zona della sicilia che frequento da anni, il Ragusano, i monti Iblei dove è fiorente la coltivazione del carrubo e dove è usatissima la carne di maiale, al punto che in quella zona il ragù è per definizione di carne di maiale e salsiccia locale insaporita al finocchietto selvatico. Deliziosa.
I gnocchi di patate sono totalmente estranei alla gastronomia siciliana, quindi è una contaminazione di mia invenzione. Mi è piaciuto il contrasto fra la dolcezza delle patate, rafforzata dalla farina di carrube dal sapore deciso, ma dolce, la sapidità aggressiva della salsiccia e l'aroma intenso del finocchietto.

La ricetta degli gnocchi è la terza data da Annarita, quella con aggiunta di un'altra farina, lei nocciole, io carrube e le proporzioni sono cambiate fermo restando un totale di 30% di farina rispetto alle patate. Ho adattato le dosi a due persone.



Gnocchi alle carrube
Patate rosse g 250 di polpa netta
Farina di carrube g 20
Farina 00 g 55
sale un pizzicone

Mettete le patate (la mia era una sola) in acqua fredda leggermente salata e portate a bollore. Cuocete finchè sono tenere. Pelate da calde, passate al passaverdura facendo cadere in una ciotola. Aggiungete la farina di carrube setacciata, un po' di sale e poi la farina 00 tenendone da parte un pochino da aggiungere solo se serve. Compattate velocemente impastando il meno possibile. Fate i filoncini, tagliate a pezzetti, rotolate sul rigagnocchi o su una forchetta e stendete su un canovaccio infarinato leggermente. 

Ragù di salsiccia alla iblea
Salsiccia al finocchietto 150 g
oppure salsiccia normale e semi di finocchietto
alloro
olio extravergine di oliva 2 cucchiai
cipolla bianca 1 piccola
prezzemolo tritato 1 cucchiaio
passata di pomodoro 300 g
peproncino 1 pezzetto (facoltativo)
sale



Scaldate l'olio e fate imbiondire la cipolla affettata finemente e l'alloro, Aggiungete la salsiccia estratta dal budello a palline (ed ev. i semi di finocchietto). Fate rosolare schiacciando e disfando metà delle palline. Dopo pochi minuti aggiungete la passata di pomodoro, regolate il sale e portate a cottura senza fare asciugare troppo.

Lessate gli gnocchi, scolateli, metteteli nella padella del sugo. Fate insaporire bene aggiungendo un cucchiaio di acqua di cottura se asciuga troppo. Servite caldissimo.












GLI GNOCCHI MARINI



Per la Seconda ricetta ho scelto una combinazione di sapori che ricordo di avere assaggiato con grande piacere a Napoli. Un bel piatto di Pasta fagioli e cozze dove gli gnocchi stanno al posto della pasta rendendo l'accostamento ancora più delicato.
Ho utilizzato però ingredienti quasi tutti liguri:
Patate dell'Azienda Agricola Il Giasseto di Masone
Fagioli di Pigna dolcissimi e delicati, con buccia sottilissima
I Muscoli spezzini ........purtroppo non li ho trovati e ho usato quelli ottimi sardi

La ricetta degli gnocchi è la prima data da Annarita, quella base, senza altra aggiunta che patate, farina e un poco di sale. Ho scelto però di cuocere le patate al microonde e hanno assorbito meno farina rispetto al 30% indicato. Ridotto le dosi a due porzioni abbondanti.


Gnocchi di patate
Patate bianche g 300 di polpa netta
Farina 00 g 90 - ne ho poi usato solo 70
sale

Lavate le patate e senza asciugarle avvolgetele una a una in pellicola alimentare adatta a microonde senza stringere troppo o inseritele in un sacchetto apposito per microonde. Bucherellate con uno stecco di legno e cuocete alla massima potenza (io 1000 watt) per 2 minuti. girate le patate e ripetete l'operazione finchè sono tenere.
Pelatele da calde, passatele al passaverdura facendo cadere la polpa in una ciotola. Aggiungete un po' di sale e poi la farina 00 tenendone da parte un pochino da aggiungere solo se serve. Compattate velocemente impastando il meno possibile. Fate i filoncini, tagliate a pezzetti, rotolate sul rigagnocchi o su una forchetta e stendete su un canovaccio infarinato leggermente.


Sughetto Marino
Fagioli di Pigna 100 g - ammollati 12 ore
Muscoli 1 kg
Aglio 1 spicchio
Olio extravergine di oliva 2 cucchiai
Maggiorana 2 rametti
Peperoncino 1 pezzetto - facoltativo

Pulite i muscoli e fateli aprire in una pentola chiusa scuotendo ogni tanto. Cuoceteli il meno possibile. Sgusciateli tutti tranne 2 a testa. Teneteli coperti. Filtrate l'acqua di cottura e tenetela da parte. Metà aggiungetela all'acqua dove cuocerete gli gnocchi.
Lessate i fagioli finchè saranno morbidi ma non sfatti. Lasciateli raffreddare nella propria acqua. Scolateli e metà frullateli con poca acqua di cottura per ottenere una crema. Tenete da parte.
In un tegame scaldate l'olio con l'aglio schiacciato, aggiungete i fagioli interi e la maggiorana. Fate insaporire bene bagnando con un po' di acqua dei muscoli. togliete l'aglio, aggiungete la crema di fagioli e continuate a stufare aggiungendo acqua dei muscoli se necessario. Attenzione al sale.

Poco prima di cuocere gli gnocchi aggiungete al sughetto i muscoli sgusciati lasciando insaporire a fuoco basso.
Cuocete gli gnocchi scolandoli mano a mano che affiorano, metteteli nel tegame del sughetto marino girandoli delicatamente. Aggiungete i muscoli con il guscio  per decorare e servite subito.




P.S. Ammetto che le foto siano abbastanza orride, ma nessun commensale è stato seviziato costringendolo a mangiare freddo per fotografare il piatto..... nemmeno io! 





Queste due ricette partecipano all'MTC 59 di Settembre



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giovedì 25 giugno 2015

BRABURGER ALLA STAZIONE DEL TRENO PER L’MTC 49

Di Vittoria

Questo mese la sfida dell'MTChallenge, lanciata da Arianna di Saparunda’s Kitchen, ha come tema...nientepopodimenoche.........
 
The American Burger!!!!
 
 

E non parliamo di prodotti da grande catena americana, ma di un meraviglioso panino imbottito con ogni ben di Dio, con il meglio del meglio che possiamo trovare. 

Bellissimo terreno su cui confrontarsi perché non è facile come sembra! E ancora una volta occasione di imparare tanto pur su un argomento che a prima vista appare banale. Ma chi non ha mai preparato un hamburger? Eh però …. Vi consiglio di andare a curiosare su MTChallenge nei post Tips & Tricks, che approfondiscono l’argomento dal punto di vista tecnico, e in quelli del Tema del Mese "Panini dal Mondo", che ci porta a conoscere i panini tipici di tanti paesi.

E questo mese vado di fretta che il 26 ho da traslocare e sto impacchettando il mondo. Peccato perché ne avevo in testa almeno altri due, ma è già un miracolo che riesca a scrivere questo post, mi si stanno chiudendo gli occhi dal sonno.




Appena saputo il tema della sfida, la piemontese che è in me ha immediatamente deciso che l’ingrediente principale sarebbe stata la meravigliosa salsiccia di Bra, quella di vitello, quella che si può mangiare cruda, quella con cui ho fatto merenda d’estate per tutta la mia infanzia con una bella fettona di pane spalmata con la pasta di salsiccia cruda!


Foto da QUI



Sul sito del Consorzio Qui potete trovare tutte le informazioni riguardo a questo prodotto eccellente!







Poi si è pensato a tutto quello che sta intorno alla polpetta, che deve esaltarla e accompagnarla, e cosa risponde meglio a questa esigenza se non usare prodotti del territorio, quasi a km zero?

Per questa polpetta saporita e speziata cosa c’è di meglio che esaltarne il sapore con una cremosa salsa di dolci e aromatiche nocciole piemontesi? E completare il tutto con dolci filetti di peperone grigliato e porro caramellato?

Quasi a Km zero? ….beh a km zero in stagione autunnale, ora mi sono arrangiata con quello che ho trovato a disposizione, ma a settembre, quando ci saranno i peperoni di Carmagnola e i porri di Cervere………….

Manca qualcosa all’equilibri del piatto…….. sapido ….speziato… dolce… ecco allora una nota fresca aromatica e acidula nei saporitissimi e americanissimi Pomodori Verdi Fritti, avete presente quelli del film? E subito mi immagino seduta a un tavolaccio al sole, alla stazione del treno come nel film, ma alla stazione di Bra, dove mi servono questo meraviglioso panino.

Come prima cosa prepariamo i panini perché, come dice bene Arianna, quelli appositi che si trovano in commercio confezionati sono terribili, si inzuppano e ti si sbriciolano in mano. Questi invece sono deliziosamente soffici, ma reggono benissimo fino all’ultimo morso senza disfarsi.

I BURGER BUNS

per realizzare i panini mi sono affidata completamente ad Arianna che ci ha fornito una ricetta magica! Ve la riporto qui sotto, ma da lei trovate un post pieno di spiegazioni dettagliatissime.

 Per 4 buns con lievito di birra:
(Non li faccio molto grandi sono del diametro di 10 cm)

·         250 g di farina (00 e 1 o Manitoba al 50%)
·         130 g di latte 
·         20 g di burro 
·         10 g di zucchero
·         5 g di strutto (per chi non potesse sostituibile con il burro)
·         5 g di sale
·         4 g di lievito di birra fresco
·         1 cucchiaino di miele
Intiepidire il latte, scioglierci il lievito con il miele e lasciar riposare per una decina di minuti. In una boule di vetro capiente setacciare la farina, formare una fontana, versare il latte poco per volta e lasciarlo assorbire mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere lo strutto ed il burro a temperatura ambiente e il sale e lo zucchero. Impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeno.
Coprire con della pellicola e un panno e lasciar lievitare fino al raddoppio (1-2 ore). Prendere l'impasto,sgonfiarlo leggermente cercando di formare un rettangolo che poi piegherete (più o meno come un asciugamano): dividetelo idealmente in tre parti, sovrapponete la parte di destra al centro ed idem con la sinistra (al centro, sopra la destra). Ora rigirate di 90° e fate lo stesso.

Far riposare così l'impasto, con la chiave (la parte della piega) rivolta verso il basso e coperto da un panno per una mezz'oretta. Formare poi i buns (con queste dosi mi vengono 4 panini da circa 80-90 g l'uno). Poggiarli su una teglia coperta da carta da forno e con il palmo della mano schiacciarli leggermente.
Far riposare coperti da pellicola per una mezz'oretta.

Per la cottura dei buns:
1 uovo
un goccio di latte (per chi non può per questioni di dieta/religione/intolleranze si può omettere)
Semi di sesamo (o altri a scelta) – io granella di nocciole
Accendere il forno a 180°C. Sbattere in un ciotolino l'uovo con il latte. Togliere la pellicola e spennellare la superficie dei buns con il composto di uova e latte. Spolverizzare con i semi di sesamo (granella di nocciole) e quando il forno raggiunge temperatura infornare e cuocere fino a doratura (nel mio forno 20 minuti). Sfornare e lasciar asciugare su una gratella.


LA SALSA DI NOCCIOLE
2 fette di pane carrè
Latte q.b.
200 g di nocciole Tonda Gentile del Piemonte leggermente tostate
Una puntina di aglio
Sale e pepe
Bagnare il pane nel latte, strizzarlo bene, conservando il liquido, e frullarlo con tutti gli altri ingredienti. Se la salsa fosse troppo densa diluirla con il liquido tenuto da parte. La consistenza deve essere cremosa, colante ma non troppo.

 


I PEPERONI ARROSTITI
2 peperoni piccoli uno rosso e uno giallo
Una fettina di aglio
Olio
sale
Lavare i peperoni e metterli in forno caldo o sulla griglia ad arrostire. Girarli regolarmente. Poi chiuderli in un sacchetto di plastica perché l’umidità aiuti il distacco della buccia. Io questa volta ho provato a cuocerli nel sacchetto per cottura dietetica e i risultato è stato ottimo.
Quando saranno freddi pulirli, ricavare i filetti e condirli leggermente con olio e sale e una fettina di aglio. Lasciare riposare in frigo qualche ora

I PORRI CARAMELLATI AGRODOLCI
1 porro grosso
1 cucchiaio di burro
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di aceto di mele (o più se vi piace)
Sale
Affettate il porro non troppo fine e fatelo saltare nel burro senza farlo bruciare, deve solo imbiondire leggermente. Aggiustate di sale e fate cuocere aggiungendo pochissima acqua. A metà cottura aggiungete aceto e zucchero e lasciate leggermente caramellare. Tenete in caldo



IL CONTORNO CHE COMPLETA
Ricetta ottima presa da QUI 
La panatura risulta sorprendentemente croccante e la nota acidula, ma dolce del pomodoro verde è perfetta per bilanciare la sapidità grassa della salsiccia.


POMODORI VERDI FRITTI E SALSA TARTARA
3 grossi pomodori verdi
sale
1 tazza di farina 00
1/2 tazza di latte
1 uovo
1/3 di tazza di farina di mais
1/2 tazza di pangrattato
olio vegetale
Tagliare i pomodori a fette alte 1 cm circa e salare.
Mescolare il latte e l’uovo in una ciotola, nell’altra unire la farina 00, la farina di mais e il pangrattato.
Scaldare l’olio in una larga pentola.
Immergere le fette di pomodori nel latte con l’uovo, poi impanarli.
Friggere nell’olio caldo per 3-5 minuti finché saranno dorati e croccanti.
 
SALSA TARTARA
250 g di maionese fatta in casa
2 cucchiai di capperi sottaceto
10 cetriolini sottaceto
Scolare bene i cetriolini e i capperi e tritarli finemente. Tritare anche l’erba cipollina.
Amalgamare tutti gli ingredienti in una ciotola, coprire con la pellicola e porre nel frigo fino al momento dell’uso.



Il lavoro preliminare di preparazione non è stato breve. Adesso abbiamo tutti gli ingredienti e possiamo procedere alla realizzazione del panino.
 
INGREDIENTI PER 4 BRABURGER
4 buns
500 g di pasta di salsiccia di Bra
40 g di granella di nocciole piemontesi
8 falde di peperone, 4 per colore
4 cucchiai abbondanti di salsa di nocciole (vedi ricetta)
4 cucchiai di porro caramellato (vedi ricetta)

Preparate le polpette di salsiccia: la pasta di salsiccia di Bra è già condita, insaporita e speziata quindi ho voluto aggiungere solo una nota croccante con la granella di nocciole. Impastate i due ingredienti e dividete in quattro porzioni di circa 125 g.  Fate delle polpette rotonde e schiacciate, un po’ più larghe del panino, perché in cottura si ritirano. Tenete in frigo coperti da pellicola fino a mezz’ora prima di cuocerli.
Cuoceteli nella padella pesante antiaderente scaldata molto bene.  Io li ho cotti per circa 6 minuti complessivi girandoli più volte. Devono essere cotti, ma non asciutti, al taglio deve essere bello umido e succoso.


Tagliate a metà i panini e tostateli sulla piastra o in forno.

Mettete sul piatto la metà inferiore del pane caldo, spalmate con un poco di salsa alle nocciole, mettete sopra una falda di peperone giallo e una rossa, adagiate sopra la polpetta appena cotta e ben calda, ancora un poco di salsa, poi un cucchiaio di porri e chiudete con il cappello di pane.

Servire immediatamente accompagnando con 3-4 pomodori fritti e un poco di salsa tartara a parte.



 

Questa ricetta partecipa all’MTChallenge di giugno

 


Ringrazio per la milionesima volta tutta la squadra dell’MTC che da un capo all’altro del mondo guida con pazienza determinazione …e anche pazzia, questa squadra di scalmanati del fornello.
Questo mese vi ringrazio in maniera particolare, siete stati tutti speciali nel tenermi di ottimo umore nonostante la vita mi stia sbatacchiando non poco.

A settembre… come mi sembra lomtano…… che faremo così orfani?

 

 

 

 

 
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mercoledì 27 novembre 2013

Gnocchetti di castagne con salsiccia e taleggio

Da qualche parte bisogna ricominciare...bisogna ritrovare la voglia di fare, che al momento te la imponi, come ti obblighi a sorridere a dire che va tutto bene anche se tutto e' cambiato e non ti piace, non volevi, ma non potevi far nulla per evitarlo....
Ma certe cose non cambiano, come le amiche che ti si stringono attorno e ti strappano un sorriso e come le sfide del MTC che ogni mese tornano puntuali e anche se sei mancata per tanto, sara' come se questi mesi non fossero passati.
E allora ci riprovo... senza nessuna ambizione dato che la fantasia e' ancora un po' appannata, ma mettendoci tutto l'impegno che riesco!

Quando ho visto che il tema di questa sfida erano le castagne, la prima cosa che ho pensato era la farina di castagne da usare per una pasta! Avevo voglia di impastare, di qualcosa da fare con le mani, con gesti che si hanno dentro, che vedo sempre fare a mia mamma quando vado a trovarla, avevo bisogno di creare qualcosa!
Gnocchetti! Si, sarebbero stati gnocchetti!

Ma la castagna inserita nel sugo mi intrigava troppissimo e senza rendermeno conto l'avevo gia'associata a salsiccia e taleggio, due prodotti molto presenti nel mio territorio dove da sempre si preparano salami e salsicce, soprattutto in questi periodi freddi e dove siamo cresciuti a polenta e taleggio, un binomio che solo a pronunciarlo mi mette l'acquolina in bocca!!!!

Poi complice un weekend libero da impegni calcistici dei ragazzi, mi sono chiusa in casa a cucinare! Fantastico!!!!


Gnocchetti di castagne con salsiccia e taleggio - Paola
dosi per 3 persone
Ingredienti per la pasta:
150 gr di farina di castagne
100 gr di farina 00
una punta di cucchiaino di sale
acqua q.b (indicativamente 150-180 gr)

Ingredienti per il sugo:
150 gr di castagne precedentemente bollite e sbucciate! (peso da pulite)
200 gr di salsiccia
150 gr di taleggio
un rametto di rosmarino
2 spicchi di aglio
1 cucchiaio di olio evo

Prepariamo gli gnocchetti mescolando le farine, il sale e l'acqua sufficiente ad avere un composto morbido ma non appiccicoso.
Lasciar riposare mezz'ora avvolto in un tovagliolo di stoffa, quindi staccare dei pezzi da cui ricavare dei serpentelli arrotolandoli sotto le mani; tagliare quindi il serpentello a pezzettini di 1 cm circa e poi col pollice ricavare gli gnocchetti.
Adagiarli su un vassoio infarinato, coprire con un telo e lasciar riposare in un luogo fresco. Io li ho preparati il sabato pomeriggio e cucinati la domenica a pranzo!


Mentre mettiamo a bollire l'acqua per cuocere gli gnocchetti, in una padella antiaderente mettiamo l'aglio con l'olio e il rosmarino, facciamo dorare e aggiungiamo quindi la salsiccia tagliata a tocchetti piuttosto piccoli, diciamo un paio di centimetri. Facciamo rosolare per bene la salsiccia, quindi aggiungiamo le castagne. Cuociamo per circa 10/15 minuti, la salsiccia deve essere ben cotta. Tagliamo il taleggio e togliamogli la crosta.

Lessiamo quindi gli gnocchetti in acqua salata, scoliamoli e buttiamoli nella pentola con la salsiccia e le castagne, aggiungiamo il taleggio e rimettiamo sul fuoco giusto il tempo di farlo sciogliere un poco.
Impiattiamo, gioiamo del profumo incantevole che arriva dal piatto e.... buon appetito!!!


Sentire poi le belve definirlo uno dei piatti piu' buoni che abbiano mai mangiato....bhe, e' come se avessi vinto! ^__^
Con questa ricetta partecipo al MTC di Novembre e un grazie grandissimo alla signora Pici e castagne per aver scelto proprio questo ingrediente che amo moltissimo!!!!


Buona giornata
Paola
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lunedì 25 novembre 2013

QUESTO MESE CASTAGNE!!!! PER UN MTC ADORABILE!

di Vittoria.




LE CASTAGNE!!!!!! Io adoro le castagne!
Questo è il mese perfetto per gustarle in tutti i modi possibili, dolci o salate, bollite o arrostite, fresche, secche, ridotte in farina……
Questo mese sono il tema dell’ MT Challenge ........

......e io sono felice!


Da quando SERENA, la Signora Pici e Castagne ha pubblicato la sfida, in casa mia si mangiano castagne in tutte le salse, mi resta solo il dilemma su quale delle ricette proporvi e quali scartare.

Serena ha scritto un post bellissimo raccontando con passione del suo paese di origine Piancastagnaio (ma guarda….) e delle tradizioni a cui lei è legata. Mi ha emozionata, è riuscita a trasmettere l’atmosfera calda e familiare che la lega a quel posto e ai sui prodotti. Devo ringraziarla ancora per avere condiviso con noi questo pezzetto del la sua casa, e dei luoghi che ama.
Per me le castagne sono legate alla casa della mia famiglia paterna a Bra, fra colline di vigne e boschi da funghi …e da castagne.

Noi a Bra si andava in estate e ci si restava fino a San Francesco e nelle ultime sere già fresche si accendeva la stufa a legna, la mitica “Becchi” che aveva 3 “piani”, tre elementi in terracotta che diventavano roventi e fra uno e l’altro mettevamo le prime castagne ad arrostire mente le zie giocavano a carte. Quando erano belle abbrustolite venivano messe in un cestino avvolte in uno strofinaccio e sfregate per liberarle dalla buccia. Quando si apriva l’involto usciva un profumino dolce e fumoso che non dimenticherò mai! E come erano gialle, morbide e dolci quelle castagne!!!! Una o due a testa eh! Perché eravamo tanti e le castagne sempre troppo poche per la nostra golosità……

E poi ricordo la nonna Ines e zia Lidia sua sorella che per cena mangiavano le castagne bollite e pelate con il latte caldo … e a quei tempi mi sembrava una sbobba orribile! Ma loro erano nate a Sordevolo, nel biellese e in inverno la cena era quella!
Vedete come è bella questa gara? Ogni volta è occasione per condividere ricordi che riaffiorano per merito di un ingrediente, di un profumo…….
Torniamo alla sfida quindi, e alla scelta di quali ricette mettere in gara……


Per oggi vi propongo una ricetta che è nata da un’altra tradizione di famiglia: 

Il Tacchino ripieno di Natale 

....che fra l’altro quest’anno dovrò fare io per tutta la famiglia ….30 persone, mica bruscolini… QUI trovate la ricetta postata da mia sorella Lilli.


Il tacchino non potevo metterlo in gara… la CAPA ha espressamente detto di no!

 …e poi chi se lo mangiava un tacchino intero 2 mesi prima di Natale?

Urgeva escogitare qualcosa perché il sapore e i profumi di questo piatto sono così unici e così legati alla mia famiglia che ci tenevo a ricambiare Serena che con noi ha condiviso l’essenza delle sue origini.

Allora che faccio?
Faccio il ripieno senza il tacchino! 
Fra l’altro è un’idea che mi frulla in testa da parecchio perché ogni Natale tutti si buttano sul ripieno e nessuno vorrebbe il pezzo di tacchino spettante….
Però avevo ancora un problemino: la castagna deve essere dominante,  

LA PROTAGONISTA del piatto!!!.... 



e allora ho provato semplicemente a ribaltare le dosi degli ingredienti (vi dico subito che il tacchino è stato eliminato totalmente, lo lasciamo scorrazzare felice, almeno fino a Natale). Ne è venuta fuori una terrina deliziosa, da servire come antipasto o come secondo, accompagnata da un sofficissimo pane alle castagne casalingo (per esigenze di tempo fatto a macchina) e da un incredibile purè di patate viola veramente scenico, ma va benissimo anche un normale purè bianco.

Ho provato ben tre presentazioni diverse, in cui il purè ha consistenze diverse, sodo per formare delle quenelle o più cremoso per velare il piatto; a voi la scelta della preferita!



Ecco le ricette:



TERRINA DI CASTAGNE CON SALSICCIA, MELE E PRUGNE

120 g di castagne secche
150 g di pasta di salsiccia
½ cipolla piccola
4-5 prugne secche
½ mela renetta + poco succo di limone
150 g di pancetta arrotolata piacentina a fettine non sottilissime
1 noce di burro, meglio se chiarificato
2 uova piccole
2 foglie di alloro
sale, pepe, noce moscata


Il giorno prima mettete in ammollo le castagne in acqua tiepida e lasciatecele 24 ore.
Scolatele dall’acqua di ammollo, sciacquatele e mettetele a bollire con la foglia di alloro e poco sale. Fate cuocere almeno un’ora o finchè sono morbide, ma non spappolate.
Tagliate la mela a cubetti e bagnatela con il succo di limone per non farla annerire.
Denocciolate le prugne e tagliatele a striscette.


In un tegame sciogliete il burro con l’alloro, fate imbiondire la cipolla tritata fina senza che scurisca, poi aggiungete la pasta di salsiccia schiacciandola con la forchetta. Appena inizierà a rosolare aggiungete le castagne ed eventualmente un po’ di sale (la salsiccia e già salata). Lasciate insaporire bene schiacciando grossolanamente le castagne, ma lasciandone intere, o quasi, circa un terzo. 5 minuti prima di spegnere aggiungete anche i cubetti di mela e i filetti di prugna. Lasciate insaporire bene. Deve risultare un composto abbastanza pastoso e asciutto. Mettete da parte 4 o 5 castagne fra quelle lasciate intere.

Quando sarà intiepidito spolverizzate con una bella grattata di noce moscata e aggiungete al composto le uova leggermente sbattute. Regolate di sale e pepe.
Imburrate uno stampo da plumcake e fasciatelo con le fette di pancetta, lasciandole sbordare, versate metà del composto, fate una fila nel centro con le castagne intere tenute da parte e riempite con il resto del composto facendo attenzione a non lasciare vuoti.

Rivoltate le fette di pancetta in modo da ricoprire il composto e infornate a 170°-180° per circa 30 min.

Lasciate raffreddare, sformate sul tagliere e affettate.



PURE’ DI PATATE VIOLA

300 g di patate viola
30 g di burro
100 ml di latte
sale, noce moscata




Fate bollire le patate viola con la loro buccia, pelatele calde e passatele al passaverdura o schiacciatele con una forchetta (il purè rimane più rustico, con qualche pezzetto).
Fate scaldare il latte. Mettete le patate in casseruola sul fuoco basso e aggiungete il latte caldo poco per volta insieme a tocchetti di burro mescolando sempre finchè il purè sarà bello spumoso e soffice. Regolate di sale, aggiungete una grattata di noce moscata.





















PANE ALLE CASTAGNE CON NOCI
Per la macchina del pane - una pagnotta da circa 750 g.

350 g di acqua
300 g di farina di castagne
150 g di farina bianca
1 cucchiaio di olio extravergine
1 cucchiaio di latte in polvere
2 cucchiaini di sale
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di lievito di birra in granuli

1 manciata di gherigli di noci
1 manciata di castagne fresche bollite, pelate e rotte grossolanamente

Inserite nel cestello della macchina del pane tutti gli ingredienti nell’ordine, tranne noci e castagne.
Scegliete il programma per pane integrale con aggiunta di semi (o un programma che preveda inserimento di ingredienti a pezzetti durante la lavorazione), peso 750 gr, doratura media e avviate il programma.
Nel momento indicato inserite noci e castagne e lasciate terminare il programma (in tutto circa ore 3,30).
Sformare, fare raffreddare su una gratella coperto da uno strofinaccio.
Conservare avvolto in un strofinaccio e poi in un sacchetto ……..se non ve lo mangiate tutto pima.












Servite una fetta di patè tiepida accompagnata da una quenelle di purè ben calda e da qualche cubetto di pane alle noci e castagne leggermente tostato.

Se lo servite come secondo raddoppiate la dose.













La seconda presentazione simula un tramezzino.
Il purè va spalmato in uno strato abbastanza spesso sulle fette di pane e la fetta di patè sistematela nel mezzo.

Naturalmente tutto caldo o tiepido è molto più buono.














Il terzo piatto prevede un purè più fluido e cremoso, diluitelo con un po' di latte caldo.

Versatene due cucchiai abbondanti al centro del piatto, in mezzo mettete la fetta di patè e accompagnate con triangoli di pane alle castagne e noci leggermente tostato in forno.









Ho servito il patè di castagne accompagnato da un prosecco, si abbina bene anche un rosso leggero come un lagrein o un cigliegiolo.



Non ho più parole per ringraziare la Signora Pici e Castagne per la sua meravigliosa proposta e lo staff le care amiche dell'MTChallenge che perseverano nell'organizzare queso gioco. 
Ogni mese è più ricco, più stimolante e più divertente. 
Ogni mese imparo qualcosa.
Ogni mese ho occasione di raccontarvi un pezzetto di me e di conoscere un pezzetto di voi.

GRAZIE RAGAZZE!

Questa ricetta (per ora solo questa) partecipa all'MTChallenge di Ottobre










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